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Una lunga campagna elettorale. E non è finita, il 24 giugno il ballottaggio: Scajola contro Lanteri

La Lega arretra. Imperia Insieme che sostiene l'ex ministro è il primo "partito" in città col 15 per cento.

Imperia. Al ballottaggio si andrà con il “civico” Claudio Scajola davanti e Luca Lanteri (centrodestra) a inseguire.

Il sondaggio diffuso dagli esponenti del “blocco Toti” nell’ultimo giorno utile dava Lanteri davanti e l’ex ministro addirittura fuori dal ballottaggio.

La rilevazione, pur fatta con le “migliori” intenzioni non era riuscita, evidentemente, a intercettare le intenzioni di voto degli imperiesi. Il 24 giugno, dunque, non sarà solo il giorno del patrono di Oneglia San Giovanni, ma quello del “giudizio”.

Le urne hanno dato ragione al primo turno a Claudio Scajola. Che la cosa fosse nell’aria lo si era capito già venerdì sera confrontando le foto delle due piazze che hanno ospitato i comizi finali di Scajola a Oneglia e di Lanteri a Porto, piena l’una con ampi vuoti la seconda.

La sfilata di personaggi nazionali (Gelmini, Meloni, Salvini e deputati vari) e il trasferimento del domicilio del governatore della Liguria Giovanni Toti e della sua giunta da Genova a Imperia, non sono stati sufficienti per riusciti a dare la spallata all’ex ministro e alla sua coalizione civica.

Alcune considerazioni sparse: la Lega cala dal 18 per cento delle Politiche a poco più del 7 per cento. Chissà cosa penserà l’ex segretario provinciale della Lega Giulio Ambrosini defenestrato il giorno dopo la sua partecipazione, come spettatore, al primo comizio di Scajola all’Auditorium della Camera di Commercio e accusato di aver “sdoganato” l’ex ministro. Al suo posto è arrivato come commissario il presidente del Consiglio regionale Alessandro Piana. Legittimo pensare, comunque andranno le cose, a una resa dei conti nel Carroccio dopo le elezioni.

Fratelli d’Italia commissaria i vertici nelle persone di Alessandro Casano e di Fulvio Giribaldi che si mettono per conto proprio e cala ai minimi storici.

E il centrosinistra? Guido Abbo paga il calo fisiologico a livello nazionale e regionale del Partito Democratico e una certa contraddizione che gli imperiesi non hanno capito di candidare il vicesindaco uscente della giunta Capacci, alla quale i “dem” solo nel novembre scorso avevano dato il benservito.

Abbo parla di “memoria corta” degli imperiesi. Imperia non ha un elettorato giovane e forse sono, invece, tornati alla memoria i tempi in cui si poteva transitare sulle strade senza essere costretti a fare lo slalom tra le buche.

Ultimo dato quello dell’affluenza alle urne: 5 anni fa fu maggiore e anche perché si votava in due giorni. Ma c’era anche l’attesa quasi “messianica” della fine di un’ epoca, del cambio di marcia, condizionata dagli arresti eccellenti, dalle inchieste, dalla fine della giunta tecnica di Paolo Strescino, da un clima di caccia alle streghe.

Ma Carlo Capacci che pure ci ha messo faccia e impegno e la sua eterogenea coalizione non sono riusciti a garantire o comunque far percepire alcun cambio.

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