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Sanremo, trovato ennesimo telefono cellulare in cella, l’Osapp: “In dubbio sicurezza del carcere”

Il cellulare era occultato nella cella di un detenuto straniero

Sanremo. Nella giornata di ieri 26 giugno, durante una perquisizione ordinaria è stato rinvenuto, nell’istituto penitenziario l’ennesimo telefono cellulare occultato nella cella di un detenuto straniero che è lo stesso che due mesi fa era stato scoperto a consumare un rapporto sessuale durante un colloquio con i familiari nelle salette del carcere.

A dare la notizia è l’O.S.A.P.P. (Organizzazione Sindacale Autonoma Polizia Penitenziaria) per voce del segretario generale Leo Beneduci che dichiara : “E’ sempre e solo la Polizia Penitenziaria che riesce a disimpegnare fino in fondo il proprio dovere con sacrificio e in precarietà di organico e di risorse continuando a mantenere integre le condizioni di sicurezza e di legalità interne alle carceri, a Sanremo come altrove, andando ad individuare con perizia strumenti che possono minare la sicurezza della collettività esterna quali ed appunto i telefoni cellulari”.

“E’ peraltro urgente domandarsi, – prosegue il leader dell’OSAPP – rispetto a strutture penitenziarie in cui il rinvenimento di telefoni cellulari ed altro è oramai all’ordine del giorno come ad esempio i carceri di Sanremo e di Genova Marassi per i quali da tempo denunciamo una sorta di “supremazia” dei detenuti nei confronti del personale e dell’istituzione, quali accorgimenti e
quali misure siano stati adottati da parte degli organi preposti come il Provveditore Regionale Dott. Liberato Guerriero, atteso che non risultano ad oggi nonostante il ripetersi dei gravi episodi interventi significativi”.

“Purtroppo – conclude Beneducianche per il caso di Sanremo come per quelli di Genova e degli altri istituti di pena tuttora lontana risulta la consapevolezza da parte delle Autorità politiche ed Istituzionali in ordine alla strettissima correlazione tra la sicurezza interna agli istituti penitenziari e la sicurezza della collettività esterna al carcere”.

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