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Rimuginio e ruminazione: pensieri negativi e ripetitivi

Modalità di pensiero passivo e relativamente incontrollabile che sottende emozioni diverse tra loro, come l’ansia, la rabbia e la depressione.

Il rimugino e la ruminazione si associano a sintomi di ansia e depressione e consistono in processi di pensiero ripetitivi, negativi e inconcludenti.

Nella psicopatologia si è soliti prestare molta attenzione a una serie di processi mentali caratterizzati da ripetitività che, alla lunga, provocano ripercussioni sullo stato emotivo e comportamentale della persona. Il pensiero ripetitivo incastra chi lo mette in atto, in un circolo vizioso in cui unico esito è continuare a pensare in modo ridondante. Questa modalità di pensiero passivo e relativamente incontrollabile sottende emozioni diverse tra loro, come l’ansia, la rabbia e la depressione.

Il rimuginio è definito come una forma di pensiero ripetitivo strettamente legato all’ansia che, nel tempo, la mantiene e la aggrava. E’ costituito da una forma di pensiero di tipo verbale e astratto, privo di dettagli e seguito, in molti casi dalla focalizzazione visiva di immagini relative ai possibili scenari individuati come pericolosi. E’ inoltre caratterizzato dalla ripetitività di una serie di pensieri considerati come incontrollabili e intrusivi, che si focalizzano su contenuti catastrofici di eventi che potrebbero manifestarsi in futuro.

Il rimuginio è una strategia che l’individuo adotta quando si trova in situazioni identificate come pericolose ed incerte, antigene, per questo difficili da gestire. Il rimuginio, dunque, è utilizzato dalla persona come modalità di fronteggiamento della situazione temuta, allo scopo di prevenirla e controllarla. Chi rimugina ha paura e teme sempre possa avverarsi il peggio, non riesce a valutare possibili alternative per gestire la situazione temuta e pensa che il rimuginare possa portare alla soluzione del problema. Nel tempo chi rimugina si percepisce debole, fragile, insicuro, spaventato e costantemente soggiogato dalla pericolosità del futuro, di conseguenza il rimugino si cronicizza e diventa disfunzionale e maladattato.

Il rimuginio è tanto più grave e difficile da eliminare quanto più la persona attribuisce ad esso significati positivi, come pensare che rimuginare aiuti a risolvere problemi, prepari al peggio, riduca la probabilità che accada un evento temuto. Spesso si rimugina per sentirsi più sicuri o per analizzare al meglio un problema, chiaramente queste credenze disfunzionali legate all’utilità del rimuginio mantengono l’individuo in una condizione di ansia e in una falsa percezione di risoluzione del problema stesso. Coloro che rimuginano sono inclini al sentirsi poco capaci di poter controllare gli eventi incerti, per questo utilizzano il rimuginio come strumento mentale per anticipare e controllare il possibile verificarsi di un evento futuro temuto. Il non riscontrare le conseguenze temute determina, quindi, il rinforzo di tale processo di pensiero.

Invece la ruminazione è definita come un processo cognitivo caratterizzato da uno stile di pensiero disfunzionale e maladattato che si focalizza principalmente sugli stati emotivi interni e sulle loro conseguenze negative. La ruminazione è una forma circolare di pensiero persistente, passivo, ripetitivo legato ai sintomi della depressione.

Tale forma di pensiero è rivolto al passato ed è legato alla perdita di qualcosa di importante. I pensieri ruminativi diventano la causa della comparsa della depressione, del suo mantenimento e aggravamento. Inizialmente la persona attiva la ruminazione perché crede sia una strategia consona alla gestione di una serie di accadimenti negativi, quindi la considera una soluzione efficace per il controllo della tristezza.

Tuttavia, tale processo nel tempo aggrava l’intensità dello stato d’animo negativo, induce a un maggiore abbassamento del tono dell’umore e comporta una distorsione della percezione sia di se stessi, in termini negativi, sia dell’ambiente circostante. Quando si rumina l’attenzione è spostata totalmente sulle proprie sensazioni e sui propri pensieri, allo scopo di comprendere il significato, le cause e le conseguenze del proprio stato d’animo. Si amplifica, in questo modo, la percezione individuale di essere incapace di fronteggiare la situazione e di valutare eventuali alternative che possono sia attivare emozioni positive sia produrre soluzioni più adeguate al raggiungimento dello scopo.L’utilizzo continuo e costante della ruminazione determina l’automatizzazione di tale processo che provoca in chi lo sperimenta un senso di mancanza di controllo sui pensieri ed evidente abbassamento del tono dell’umore.

A causa delle loro caratteristiche, mantengono ed aggravano i disturbi dell’umore, come i disturbi d’ansia e la depressione, questi due processi sono oggetto di intervento terapeutico, farmacologico e psicoterapico attraverso tecniche di rilassamento, come ipnosi e mindfulness.

Dott.ssa Daniela Lazzarotti

www.danielalazzarotti.com

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