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Politica nazionale, Luca Bonofiglio: “A Imperia la crisi del centrodestra si è manifestata con largo anticipo”

"Il declino inesorabile del centrodestra, ormai chiaro a Roma, ha iniziato a manifestarsi “sul territorio” dove il distacco con gli elettori sembra difficilmente colmabile"

Imperia.   Scrive  Luca Bonofiglio, dott. in relazioni internazionali e studi europei.

 

“Dopo 88 giorni di instabilità politica e un sofferto giuramento di governo davanti al Presidente della Repubblica, una nuova pagina della storia politica italiana sta per iniziare e un’altra si è definitivamente conclusa. Il centrodestra, così come lo abbiamo conosciuto negli ultimi 25 anni, non esiste più.

L’epilogo era nell’aria da qualche anno, chi provava a leggere tra le righe non faticava ad accorgersene.

Iniziava ad essere evidente quando la parte moderata del centrodestra sentiva l’esigenza di sostenere un “Governo di responsabilità nazionale” e quella più radicale si opponevano ferocemente ad ogni possibile intesa per il bene del Paese.

Se ne percepivano le crepe anche pochi mesi fa, in campagna elettorale, quando si ripeteva come un mantra la formula “centrodestra unito”, quasi come se questa esortazione rappresentasse una “excusatio non petita” rispetto ad una situazione reale di difficoltà e conflittualità. D’altronde, quando il centrodestra era coeso per davvero, nessuno ha mai sentito la necessità di sottolinearne alcuna unità.

Ora la rottura è certificata: la Lega ha deciso di formare un governo con il Movimento 5 Stelle, mentre i moderati si sono posizionati all’opposizione.

Questo fatto non dovrebbe sorprenderci, anzi ci dovrebbe indurre ad un momento di chiarificazione. Non si possono amalgamare insieme europeisti e antieuropeisti, garantisti e giustizialisti, popolari e populisti: è una contraddizione di termini, valori e programmi.

Cosa succederà adesso? Assisteremo probabilmente (e auspicabilmente) ad un riassetto dello scenario politico e partitico italiano, caratterizzato da disgregazioni e nuove forme di aggregazione politica. Le ideologie del ‘900 saranno un lontano ricordo, le coalizioni del passato tenderanno a conformarsi in modo diverso. Così ci appaiono i primi tratti della Terza Repubblica

È ancora da capire come questo avverrà, ma la formazione del governo “giallo-verde” fa già intuire quale sia la direzione. I grillini e i leghisti parlano allo stesso modo, alla stessa gente e propongono programmi non particolarmente diversi tra di loro: semplici da propagandare, difficilissimi da realizzare, con il rischio di mettere in pericolo i risparmi e gli interessi degli italiani. In questo scenario di rassemblement, la speranza è che venga colta l’opportunità per mettere insieme tutti coloro che hanno una visione di comunità alternativa e più lungimirante.

Che si possa finalmente costituire un’area liberale e riformista che faccia sentire a proprio agio i milioni di elettori smarriti ma ancora guidati dal buon senso e determinati a risolvere i problemi del Paese. Da questo punto di vista l’occasione è unica.

Contestualmente, in una città ai confini dell’impero (che poi, curiosamente, si chiama Imperia) dove le tendenze politiche arrivano notoriamente qualche anno in ritardo, la crisi del centrodestra si è manifestato con largo anticipo, in occasione delle elezioni comunali. Rispetto all’ormai stonata narrazione di un partito unico del centrodestra, tanto in voga nei Palazzi della Regione Liguria, i partiti della coalizione sono entrati in crisi e hanno fatto fatica a trovare la rotta. La maggior parte degli esponenti di spicco assimilabili al centrodestra si sono schierati con Claudio Scajola che ha deciso di correre da civico.

Il “centrodestra unito” non ha trovato il candidato Sindaco per molti mesi (in una dozzina hanno declinano per evitare di sfidare l’ex Ministro). Viene allora chiamato Luca Lanteri, forse non il più limpido rappresentante dell’unità monolitica del centrodestra, dopo essere passato con disinvoltura da destra a sinistra e viceversa. La Segreteria regionale della Lega commissaria i vertici imperiesi del proprio partito perché non si allineano ai diktat genovesi e la Segreteria regionale di Fratelli d’Italia sfiducia i vertici locali per lo stesso motivo. Genova ordina, la provincia subisce.

Infine, quel che resta della Forza Italia imperiese non riesce ad ottenere l’utilizzo del simbolo storico (la Segreteria Nazionale non lo vuole concedere contro Scajola, fondatore del partito) e utilizza il nome surrogato di Forza Imperia (unico caso nazionale). Il declino inesorabile del centrodestra, ormai chiaro a Roma, ha iniziato a manifestarsi “sul territorio” dove il distacco con gli elettori sembra difficilmente colmabile.

Non resta allora che ripartire con nuove espressioni politiche che si identifichino nella voglia di partecipazione dei cittadini, nel senso di comunità, nella condivisione delle idee finalmente liberate dagli schemi ideologici del passato, in quei sentimenti di impegno civico che sembrano proprio animare la campagna elettorale di un ringiovanito Claudio Scajola il quale, dall’alto della sua esperienza, preconizzando i tempi, ha forse intuito prima di tanti le dinamiche politiche dei prossimi anni”.

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