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Palasport a Sanremo, Gruppo dei 100: “Meglio mettere a posto le strutture esistenti”

"Basti pensare alla pista ciclabile, che verte in una situazione a dir poco drammatica in termini di bilancio e prospettive"

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Sanremo. Il Laboratorio “Sport” del Gruppo dei 100 analizza la tematica “Palazzetto dello sport” e pone il seguente quesito: soldi spesi per la realizzazione di “nuove” strutture o per il mantenimento di quelle già esistenti?

“L’idea di un edificio multifunzione adibito principalmente ad uso sportivo, un “Palazzetto dello sport” appunto, è sicuramente affascinante e di grande richiamo. Tuttavia, la considerazione da cui si dovrebbe realmente partire è che questa struttura sia realmente funzionale e capace di soddisfare i bisogni sportivi del luogo in cui verrà realizzata, ma anche, se non sopratutto, la sua capacità di ripagarsi ed auto sostentarsi nel tempo, senza aggravare il bilancio comunale.

Questo è il punto da cui parte la riflessione del Laboratorio dello “Sport” del Gruppo dei 100. Analizzando, infatti, il progetto, così come emerso da carta stampata e giornali on-line, ci si chiede per quale motivo sia necessario indebitare il Comune per un’opera che, per nulla innovativa, parte da basi concettuali controverse e che, di fatto, andrebbe a discapito di tutte quelle altre strutture già esistenti che, attualmente, necessiterebbero di quelle manutenzioni che non possono (o non vogliono) essere fatte proprio per motivi di bilancio. Il riferimento immediato è a quella pista ciclabile che è un fiore all’occhiello per la città di Sanremo e che, come tante altre opere, si sta via via svilendo proprio per la carenza delle dovute manutenzioni. E allora ci si interroga se sia veramente necessario investire in una nuova opera che, in primo luogo, non tiene veramente conto delle reali necessità delle società sportive oggi esistenti sul territorio di Sanremo, che si troverebbero a condividere uno spazio comune, con l’evidente difficoltà di far coesistere diverse esigenze logistiche e di orario.

In un’ottica costruttiva, poi, come vuole essere questa disamina, il fatto di ospitare una piscina da 25 metri più una piccola vasca per l’acquagym, oltre a rappresentare un modello superato, di chiaro stampo anni ’80, non si sposa con i concetti espressi in fase di presentazione del progetto, di turismo sportivo, di nazionalità ed internazionalità degli eventi sportivi a cui tale opera vorrebbe ambire (come testimoniano, ad esempio, l’inserimento nel progetto di una sala riunioni e una sala stampa).

Sarebbe allora opportuno valutare la costruzione di una piscina da 33 metri e/o una piscina olimpionica da 50 metri, facendo attenzione ai costi di manutenzione, ed eventualmente coinvolgere la FIN ed il CONI per condividere i bandi di gara nazionali ed internazionali per inserire Sanremo nel circuito mondiale. Ad esempio, un mondiale Master di nuoto a Rimini qualche anno fa aveva portato 3.200 partenti. Si conviene, quindi, che anche la ricettività del Palazzetto debba essere rivista: posti a sedere, flusso di traffico in entrata e in uscita, parcheggi, sistema ricettivo alberghiero, etc. In questo modo sia la vocazione locale sia quella (quantomeno) nazionale della struttura verrebbero rispettate facendo sì che la struttura stessa possa auto-sostentarsi.

Analizzando, inoltre, l’approccio amministrativo al progetto, sempre come si apprende dai giornali, il pubblico interesse è stato deliberato in sede di giunta. La legge non è chiara su questo passaggio, ma a nostro parere si sarebbe dovuta aprire una discussione in Consiglio Comunale per dare modo a tutte le parti di esprimere la propria opinione. Richiamare, dunque, oggi una Commissione Speciale per la ricezione di osservazioni tecniche non risolve il problema a monte. Bisogna considerare che la finanza di progetto implica due fasi: quella politica, dove si delibera il pubblico interesse, e quella tecnica, in sede di conferenza dei servizi. La prima fase è stata disattesa a colpi di maggioranza comunale in sede di Giunta. Come si dice, “a pensar male si fa peccato…”, ma viene il dubbio che questa sia stata solo una manovra pre-elettorale per accreditarsi un’opera per la città, senza peraltro aver interpellato i cittadini.

Altro punto da valutare: la procedura del leasing in costruendo. Premesso che il rischio di costruzione e quello di disponibilità (manutenzione ordinaria) sono a carico del costruttore, nel momento in cui il costruttore consegna l’opera, il Comune inizia a pagare il leasing capitale più interessi. Abbiamo letto che in gara europea andrà il capitale da 10ml di euro oltre 2,5 ml di interessi. I promotori della iniziativa, che hanno il diritto di prelazione, sono Sicrea (ditta costruttrice) e banca Icrea (che struttura il leasing). Di fatto, dunque, il Comune avrà un debito pari a 10ml oltre interessi per 15-20 anni. È lecito chiedersi, dunque, se, prima di contrarre un debito per un nuovo palazzetto – che neppure rispetta i crismi di una struttura sportivo-turistica adeguata a Sanremo – non sarebbe meglio spendere i soldi pubblici per mettere a posto le strutture sportive esistenti. Basti pensare alla pista ciclabile, che verte in una situazione a dir poco drammatica in termini di bilancio e prospettive.

La volontà politica di mettere una bandierina per scopi elettorali sta superando le reali e oggettive aspettative della città. Il Palazzetto dello Sport non deve essere fatto a tutti i costi, ma deve essere frutto di un’attenta e responsabile analisi, ma sopratutto il Comune dovrebbe anticipare la propria visione, al fine di strutturare la chiamata ai capitali privati con lo schema della finanza di progetto sulla base di una visione chiara. Altrimenti continueremo a trovarci ostaggio di proposte non adeguate alla città, come nel caso del Palazzetto, oppure del Porto Vecchio dove, in assenza di una visione chiara, il Comune si ritrova con 3-4 progetti di fatto non comparabili tra di loro”.

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