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La Porto di Imperia chiede 75 milioni al Comune di risarcimento danni foto

Pretesa avanzata dalla curatela fallimentare a seguito della decadenza della concessione decretata nel 2015 con Carlo Capacci sindaco. Atto dirigenziale firmato dal dirigente Pierre Marie Lunghi

Imperia. E’ giunta sulla scrivania del neo sindaco Claudio Scajola appena insediato una mega richiesta di risarcimento danni da parte della curatela fallimentare della Porto di Imperia Spa: 75 milioni di euro. E’ la cifra gigantesca che pretendono i curatori fallimentari della Porto Spa, società partecipata per un terzo dal Comune.

Uno tsunami che potrebbe sconquassare le casse comunali già in estrema difficoltà. I curatori fallimentari della società del porto, i docenti universitari Stefano Ambrosini e Filiberto Ferrari Loranzi si sono affidati a un collegio di avvocati composto da Carlo Mirabile e Alessandro Mannocchi del foro di Roma e Nicola Bottero di Torino.

Sotto esame ci sono le conseguenze della decadenza della concessione demaniale marittima disposta dal Comune a gennaio 2015, documento che porta la firma dell’allora dirigente del settore Porti e demanio Pierre Marie Lunghi, ora a riposo, già autore di un provvedimento identico nel 2011 con a capo del Comune Paolo Strescino. Quattro anni dopo, il sindaco impegnato a riportare lo scalo sotto la mano pubblica, con conseguenze pesanti su chi aveva acquistato il posto barca, era Carlo Capacci.

L’atto di citazione (una ventina di pagine) è stato protocollato il 27 giugno scorso nell’apposito ufficio al piano terra del Municipio.
Il calcolo della somma monstre deriverebbe dal mancato indennizzo delle opere già realizzate per 89 milioni di euro. In punta di diritto i legali si aggrappano al ricorso, secondo loro non corretto, allo strumento della decadenza a seguito dei mancati pagamenti dei canoni demaniali nel 2011, 2012 e 2014 e di altre mancanze. La decadenza, infatti, non prevede, alcun rimborso, a differenza della revoca. E’ questa la materia sulla quale gli avvocati legali insistono denunciando, di fatto, una sottrazione indebita di beni da parte dell’amministrazione comunale che attraverso la Go Imperia gestisce lo scalo in affitto d’azienda.

Il 18 dicembre è fissata la prima udienza innanzi al Tribunale civile del capoluogo anche se dovrebbe essere preceduta da un pronunciamento della Corte costituzionale, quindi con prevedibile slittamento dei tempi.

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