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Imperia, porto turistico: la posizione di Scajola sul futuro del Porto Turisitico

"Non si potrà prescindere, in ogni caso, da cercare una tutela, nel rispetto della legge, degli acquirenti dei posti barca"

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Imperia. “Il futuro e lo sviluppo passano necessariamente attraverso il completamento del Porto Turistico”.

Ha dirlo è il candidato sindaco Claudio Scajola: “Il Porto Turistico dovrà essere per Imperia quello che per anni è stato per Sanremo il Casinò: la cassaforte da cui trarre le risorse per rendere Imperia una città prospera ed il Comune un ente solido economicamente.

Le complesse vicende giudiziarie che hanno comportato il blocco dei lavori sono terminate con un nulla di fatto, quanto agli aspetti penali, ma hanno determinato il fallimento della società e la decadenza della concessione demaniale in capo alla Porto di Imperia s.p.a., di cui il Comune deteneva il 33% e da cui avrebbe potuto trarre il 33% degli utili.

Sia il fallimento che la decadenza della concessione sono ancora oggi oggetto di vertenze giudiziali amministrative e civilistiche; occorrerà quindi attendere le decisioni della Magistratura in merito.
Occorre però avere le idee chiare e prepararsi ad agire in riferimento ai due possibili scenari:
A) Viene revocato il fallimento e la Porto di Imperia ritorna titolare della concessione demaniale.

E’ lo scenario più semplice da affrontare. In questa eventualità occorrerà che il Comune, ritornato titolare del suo 33%, unitamente agli imprenditori locali, titolari di un altro 33%, e di chi acquisterà il 33% gestito dal Tribunale di Roma (Fallimento Acquamare), trovino una intesa per reperire sul mercato o con il ricorso al credito, le risorse necessarie a completare l’opera. In questa eventualità, gli acquirenti dei posti barca sarebbero pienamente tutelati, rimanendo validi i loro atti di acquisto.

B) viene confermato il fallimento e la decadenza della concessione.

Lo scenario giuridicamente più complesso. Occorrerà anzitutto mettere intorno ad un tavolo tutti i soggetti interessati, al fine di cercare una definizione di tutti i relativi contenziosi. Successivamente, dovrà essere fatto uno studio approfondito sui costi da sostenere per completare l’opera e valutare dove possano essere reperite le risorse necessarie.
Ove il Come di Imperia disponesse delle risorse necessarie, è evidente che la strada da seguire sarà quella della gestione totalmente pubblica.

Occorre però essere seri e non raccontare favole: con ogni probabilità, il Comune non ha dette risorse, come non le ha mai avute e, verosimilmente, mai le avrà.

Sarà quindi inevitabile il ricorso a capitali privati, del sistema creditizio o di imprenditori del settore, da coinvolgere, con una gara, in una società pubblica che diventi intestataria della concessione demaniale.

Il Comune dovrà rimanere socio di riferimento di tale società, al fine di partecipare ai relativi utili da destinare alle esigenze dei cittadini, nonché per essere il controllore ed il garante di una corretta gestione.

Riteniamo altresì percorribile anche l’opzione di una apertura all’azionariato diffuso dei cittadini: una parte del capitale sociale della nuova società offerto alla sottoscrizione di chi crede nel progetto e desidera investire sul futuro di Imperia.

Non si potrà prescindere, in ogni caso, da cercare una tutela, nel rispetto della legge, degli acquirenti dei posti barca che, con la decadenza della concessione, hanno perso il proprio capitale. Dal confronto avuto con gli stessi, un’ipotesi percorribile potrebbe essere proporre loro di essere partecipi e soci della società nuova concessionaria, se del caso chiedendo loro anche di investire nuovamente su questo progetto, su cui hanno creduto e riteniamo credano ancora.

Non sarà facile, sarà molto complesso. Tuttavia, solo se si ha chiaro dove si vuole arrivare si può trovare la strada, nel rispetto della legge, per arrivarci”.

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