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I leghisti della provincia in rivolta, Gulio Ambrosini si sfoga: “Avevo ragione” foto

Parla l'ex segretario provinciale del Carroccio che si era dovuto dimettere per aver partecipato ad una convention di Scajola

Imperia. Qualcuno l’aveva detto. Più di otto mesi fa. Per esempio Giulio Ambrosini, cacciato dalla segreteria provinciale del Carroccio per aver messo piede ad una convention della campagna elettorale di Claudio Scajola.

Dopo la vittoria dell’ex ministro nella città capoluogo, è il momento dello sfogo. Rompe da semplice iscritto al partito di Salvini il silenzio assordante dei vertici regionali della Lega.

Quel Triumvirato elettorale composto dal presidente del consiglio regionale Alessandro Piana, dall’Onorevole Flavio Di Muro e dall’assessore alla sanità Sonia Viale. I tre responsabili locali rispettivamente dei risultati di Imperia, Vallecrosia e Bordighera.

Con più di qualche diritto, visto che ha avuto ragione. La corazzata messa in piedi per ostacolare l’elezione di Scajola è naufragata al ballottaggio per una manciata di voti.

“Abbiamo perso contro un ‘vecchio arnese della politica’. Questo è il dato che mortifica tutti i leghisti della provincia. Ambrosini è un fiume in piena, un libro aperto.

La citazione è dello stesso Rixi, già assessore regionale e neo viceministro del ‘governo del cambiamento’ e tuttora segretario regionale del Carroccio, che i beni informati sanno essere stato colui che il nome di Lanteri l’ha posto sul tavolo.

“Parlo a ruota a libera: intanto, non mi sono mai avvicinato a Scajola. Durante l’avvio della campagna elettorale avevo sottoposto ai vertici del mio partito (del quale Ambrosini è adesso un semplice iscritto) dei dati oggettivi e questi dati mi portavano ad un risultato. Una previsione di otto mesi fa”.

elezioni segretario lega nord Giulio Ambrosini

“Non mi nascondo dietro un dito, dico quello che penso. Il mio non fu un endorsement. Avevo solo capito che se si fosse presentato Scajola, egli avrebbe avuto ottime probabilità di vincere”.

I vertici regionali le avevano imposto un passo indietro. Alla luce del risultato delle elezioni, vorrebbe suggerire loro qualcosa?

“Noto un silenzio assordante da parte di chi si era assunto la totale responsabilità di questa operazione. Come tanti altri vecchi militanti con una trentina d’anni di tesseramento alle spalle, mi sono sentito martoriato”.

“Il mio consiglio: non sarebbe meglio rimescolare un pochettino le carte? L’anno prossimo ci sono le elezioni a Sanremo e Ventimiglia. Anticipo da subito il mio pensiero. Se non si avrà un approccio diverso, finirà nello stesso modo di Imperia e delle altre cinque cittadine perse in queste amministrative. Un cappotto clamoroso”.

“Basta proclami, cominciamo a domandarci dove Noi stiamo sbagliando. Vede che uso ancora il noi…”.

Secondo lei i vertici regionali del suo partito hanno toppato nel farla fuori?

“Se coloro che mi hanno costretto a fare il passo indietro avessero la quota minima di intelligenza, direbbero: Caro Giulio, forse abbiamo fatto un errore di valutazione”.

A Sanremo l’atmosfera si sta surriscaldando. Il modello Toti preme per presentarsi compatto. Sia Gianni Berrino che Gianni Rolando stanno preparando il terreno, nella speranza di essere scelti come candidati contro Biancheri. A proposito, secondo lei cosa dovrebbe fare la Lega a Sanremo?

“Parlerei con Biancheri e poi vedrei”.

Anche adesso che il Partito Democratico regge la sua maggioranza?

“Oggi alla Camera Salvini ha riconosciuto come positivo il lavoro del governatore Zingaretti. quel che conta è se le cose sono ben fatte e, se lo sono, bisogna riconoscerlo”.

“Ci vuole prima di tutto l’onestà intellettuale”.

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