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78° anniversario dell’entrata in guerra dell’Italia: la narrazione delle tragiche ore vissute a Sanremo

La fedele ricostruzione dello storico Andrea Gandolfo

Sanremo. In occasione del 78° anniversario dell’entrata in guerra dell’Italia, pubblichiamo una breve narrazione delle tragiche ore vissute a Sanremo, ripercorse dalla penna dello storico matuziano Andrea Gandolfo.

Ai primi di giugno del 1940 anche Sanremo cominciava a vivere in un clima tipicamente prebellico, acuito dalla convinzione, che si andava sempre più diffondendo tra la gente, che fosse ormai imminente l’entrata in guerra dell’Italia a fianco della Germania nazista. Il 9 giugno le autorità sanremesi informarono la cittadinanza che il giorno successivo, alle ore 18, Mussolini avrebbe parlato al popolo italiano dal balcone di Palazzo Venezia per annunciare l’entrata in guerra dell’Italia.
Appena si diffuse la notizia in città, l’amministrazione comunale provvide ad installare altoparlanti in piazza Colombo, nel Mercato dei fiori e in altri punti strategici della città, mentre i principali edifici pubblici e moltissime case private venivano imbandierate con tricolori. Venne anche disposto che per il giorno successivo gli uffici del Municipio e delle aziende pubbliche e private operanti nel comprensorio sanremese sarebbero rimasti chiusi.

Già nelle prime ore del pomeriggio del 10 giugno una grande folla iniziò a radunarsi in piazza Colombo e sotto le arcate del Mercato dei fiori per ascoltare l’atteso discorso del «duce» alla nazione. L’allocuzione mussoliniana fu accompagnata anche a Sanremo da un’accoglienza in linea di massima favorevole da parte della popolazione locale, che confidava in un esito vittorioso del conflitto per l’Italia, anche se non mancavano in città parecchi esponenti antifascisti preoccupati per le possibili nefaste conseguenze dell’alleanza con la Germania nazista, mentre, nella popolazione stessa, moltissimi cittadini erano profondamente sgomenti di fronte all’eventualità di una guerra che si annunciava, nonostante la propaganda del regime, lunga e sanguinosa e in merito alla quale anche tra i sanremesi serpeggiava un nutrito scetticismo sulla effettiva capacità delle nostre Forze armate ad affrontarla in modo adeguato soprattutto sotto il profilo dei servizi logistici e dell’armamento.
Alla manifestazione presero naturalmente parte le massime autorità cittadine, tra le quali il podestà Silvestri e il segretario del Fascio Gandini, oltre al prefetto Dompieri, che assistette al discorso mischiato tra la folla. Poco tempo dopo il segretario Gandini tenne quindi un breve discorso alla Casa del Fascio per sottolineare l’importanza dell’avvenimento e ribadire ancora una volta a chiare lettere la fiducia del popolo e delle camicie nere sanremesi nella vittoria dell’Italia.
Contemporaneamente all’annuncio del «duce», le autorità comunali diramarono anche tassative disposizioni relative alla protezione antiaerea della città in conformità con quanto stabilito dall’UNPA, l’Unione Nazionale Protezione Antiaerea, per tutto il Paese. In particolare, si raccomandava, in caso di attacco aereo, di mantenere la calma evitando di generare il panico, di non affacciarsi alle finestre, di chiudere i rubinetti del gas, dell’acqua e della luce, di tenere sempre sottomano la maschera antigas, di rifugiarsi nei piani sottostanti delle case o nei ricoveri, di non restare all’aperto ma di recarsi il più presto possibile nel ricovero più vicino o, in mancanza di ricoveri, di stendersi per terra e, se si fosse alla guida di qualsiasi veicolo, di scendervi immediatamente e recarsi nel più vicino ricovero, raccomandando infine di aiutare, nel caso fosse necessario e con il massimo altruismo possibile, donne, vecchi, bambini e disabili che si fossero trovati in difficoltà a causa di un improvviso attacco nemico.
Il 16 giugno, intanto, Vittorio Emanuele III aveva emanato un regio decreto-legge con il quale si sospendeva sine die per motivi bellici l’attività del Casinò, nelle cui vicinanze, proprio il giorno della dichiarazione di guerra, era caduta una bomba d’aereo che aveva colpito l’angolo del tetto di palazzo Ferrero, mentre il grande immobile della Casa da Gioco matuziana, che sarebbe stato custodito per tutto il periodo bellico dalla signora Aurora Gallotti, vedova dell’ex comandante dei Vigili del fuoco di Sanremo, avrebbe riaperto i battenti soltanto dopo la Liberazione.

Tre giorni prima, frattanto, la città aveva conosciuto il primo bombardamento aereo della guerra. Alle 10,30 del 13 giugno, infatti, aveva echeggiato per la prima volta il segnale di allarme, che causò subito un fuggifuggi generale e una grande confusione, fortunatamente però senza conseguenze in quanto all’allarme non seguì alcun attacco. Alle 22,55 dello stesso giorno, però, le sirene suonarono di nuovo e questa volta uno stormo di aerei alleati sganciò sull’abitato alcune bombe, che produssero lievi danni a diversi edifici pubblici e privati, provocando la morte di Giuliano Gandolfo, un vecchio signore sanremese che rimase ucciso colpito in pieno petto da una scheggia mentre si accingeva a chiudere le ante di una finestra della sua abitazione.
Dopo questo primo bombardamento, la città avrebbe peraltro vissuto tre anni di relativa tranquillità – almeno quanto può esserlo la vita in tempo di guerra – fino al secondo attacco aereo nemico che si sarebbe verificato soltanto nell’aprile del 1943.

 

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