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Rachele, Karen, Thalia e le altre: “Noi mamme ai tempi di Facebook”

Un gruppo di mamme di Sanremo ci porta alla scoperta della maternità nell'epoca della rivoluzione tecnologica

Sanremo. Iperconnesse, ipertecnologiche, sempre con uno smartphone o un tablet fra le mani, pronte a immortalare ogni momento ma anche indaffarate a cercare lì, in quel piccolo parallelepipedo luminoso, informazioni preziose per risolvere le scaramucce quotidiane. Sono le mamme della Generazione Y o Millennial o ancora “digitalmoms”, per usare l’etichetta coniata da Nicola Spiller del Politecnico di Milano. Angeli del focolare 2.0, nati tra l’inizio degli anni Ottanta e la metà degli anni Novanta che, con un tasso di digitalizzazione più alto di quello degli adolescenti, oggi guidano il timone della rivoluzione hi-tech. Mamme multitasking (più per genetica che per i tempi), costantemente immerse in uno slalom fra famiglia e lavoro con le scarpe da ginnastica ai piedi e i tacchi a spillo nella borsa. Mamme comunque sempre attente, premurose, presenti e oltremodo affettuose e super organizzate, di cui, per scoprine lo sfaccettato, adorabile mondo, abbiamo incontrato una community della città dei fiori.

«Terminata la maternità obbligatoria sono subito rientrata a lavoro – inizia a raccontarci la più piccola del gruppo, Rachele, 23 anni, mamma di Rebecca da 6 mesi –. Staccarmi da quel fagottino e i suoi occhioni non è stato semplice. Mi era stata data la possibilità di restare a casa ancora un po’ ma ho ritenuto che fosse meglio sia per me che per la bambina iniziare a tagliare il “cordone ombelicale” . Ammetto che ogni tanto me ne pento, soprattutto quando c’è tanto lavoro e le lancette dell’orologio continuano a girare ma io non riesco a correre dalla mia Beby che mi aspetta insieme al papà. Siamo una bella squadra, ci diamo il cambio. Nonostante ciò, ci sono giorni davvero faticosi. Quando avverto che sto per mollare e sono da sola, una delle prime cose che faccio è scattare un selfie con lei e inviarlo al mio compagno su WhatsApp. È un modo per sentire la sua presenza e mi confortaSe utilizzate nella maniera corretta – aggiunge –, le piattaforme digitali possono aiutarti a stare meglio. Diversamente dalle abitudini di tante mie coetanee, io però non pubblico ogni istante della mia quotidianità sui social network. Preferisco condividere i momenti speciali fra me e mia figlia con pochi amici e familiari che raggiungo attraverso chat di messaggeria private come appunto WhatsApp o Messenger. Sono piuttosto riservata. Riconosco tuttavia le potenzialità della rete che ammetto mi semplifica davvero la vita, facendomi risparmiare tempo ed energia. Basta pensare a Google: quando ho dei dubbi, da quanti cucchiai di parmigiano mettere nella minestrina a come si usa il sondino, digito la mia domanda et voilà, in men che non si dica ho risolto il problema. Ovviamente per le cose più importanti mi affido solo ai consigli esperti del pediatra e di mia mamma!».

Dello stesso parere è anche la 28enne Karen, mamma di Matilde (2 anni) e Aurora (2 mesi), che aggiunge: «Fin dalla nascita della primogenita, mi sono iscritta a vari gruppi Facebook dedicati alle mamme, come quelli di compravendita di oggetti usati che di tanto in tanto mi permettono di fare grandi affari. Seguo inoltre un blog italiano di mamme per mamme che conta più di 60.000 iscritte. Mi piace moltissimo: tante vi raccontano le loro esperienze quotidiane da cui vi traggo suggerimenti per la gestione delle piccole cose, per l’organizzazione della vita di tutti i giorni e anche per la risoluzione di alcuni problemi. Per le questioni più pratiche mi confronto sul gruppo WhatsApp delle mamme con cui ho fatto il corso di preparazione al parto e dove ogni giorno, fin dagli ultimi mesi di gravidanza, parliamo di parto, post-parto, allattamento, salute del bimbo. Insomma, ci confrontiamo e ci confortiamo su tutto, perché a volte le parole delle nostre di madri non bastano: i tempi sono completamente mutati».

Della community di Karen fa parte anche la sorella di un anno più giovane, Thalia, diventata mamma della piccola Nicole lo scorso febbraio. «Tra le due sono io quella più social – esordisce quando le chiediamo del suo rapporto con le piattaforme digitali –. Mi piace condividere su Facebook le foto o i video dei nostri momenti speciali, lo faccio con orgoglio e credo che non ci sia nulla di male. Oltretutto ho amiche e parenti lontani e questo è il mezzo più immediato per sentirci vicini. Cerco comunque di stare sempre molto attenta, sono consapevole dei rischi del web e dei “malati di testa” che possono rubare immagini e identità. Purtroppo è accaduto a una persona a noi non troppo distante. Svago sì quindi, ma con giudizio. E poi non pubblico proprio tutto, faccio un’accurata selezione degli scatti che voglio mostrare. La maggior parte sono ben custoditi nella galleria del mio smartphone, la mia “memoria” oltreché strumento indispensabile per la pianificazione della mia routine quotidiana. Da quando ho saputo di aspettare Nicole, non ho praticamente mai spesso di lavorare e gestendo un locale ho ritmi e orari davvero frenetici. Incastrare tutto richiede metodo e grazie ad alcune app l’ho presto acquisito. Le nuove tecnologie sono di grande aiuto. Oltre a seguire comunità online e blog da cui, come mia sorella, traggo utili consigli, faccio ampio uso di internet: un canale di facile accesso a tutto ciò che riguarda il pianeta mamma e bambino, dalle news che trovi scrollando la home di Facebook ai video tutorial di YouTube (quelli per la ginnastica del neonato sono fantastici!). Anche in questo caso, naturalmente, sono molto scrupolosa, non apro ogni contenuto suggerito: ho le mie pagine e i miei siti di riferimento, le cui informazioni integro sempre con quelle della pediatra».

Come Rachele, Karen e Thalia, è anche un’altra neomamma di Sanremo, Verdiana, 27 anni: «Il mio Noha ha da poco spento la sua prima candelina. Nonostante abbia un impiego a tempo pieno, sono commessa in un negozio di abbigliamento per bambini, penso di essere una mamma presente. Riuscire a conciliare famiglia e lavoro è a mio parere una delle più grandi sfide dell’essere madre oggi, come quella di crescere i propri figli con una sana educazione e tanti valori: amore, famiglia e fede sono le cose che contano per me. Personalmente durante la giornata mi destreggio fra mille impegni, il più delle volte con notti insonni addosso: allatto ancora Noah e ogni due ore si sveglia perché mi chiede il seno. Per fortuna il papà è molto collaborativo, mi da una grossa mano anche nelle faccende domestiche. Tutto il contrario della figura paterna di una volta. Ma i tempi sono cambiati, le abitudini delle persone sono cambiate e la rivoluzione tecnologica ne ha introdotte altre. Come ad esempio fare acquisti online, che permette di risparmiare minuti e denaro, o partecipare alle discussioni di forum dedicati. Faccio parte di diversi gruppi, ma la conversazione davanti a un caffè insieme alle mamme degli amichetti di mio figlio resta sempre la mia preferita. Quanto alla pubblicazione di foto sui social, non sono una che si è mai fatta tanti problemi. Condividere qualche momento della mia quotidianità con gli amici che ho su Facebook, tutte persone che conosco realmente, mi piace e non ci trovo nulla di male».

Voce fuori dal coro che con le piattaforme digitali ha un rapporto di «amore e odio», è quella di Elena. A lei, che con la rete lavora tutti i giorni – è una social media marketing – e tutti i giorni dai rischi della rete deve tutelare le sue ragazze – ha una figlia di 11 anni, Angelica, e una di 9, Cecilia – abbiamo chiesto proprio come le difende dalle insidie di internet: «La difesa più efficace, a mio avviso, è quella della consapevolezza. Spiegare i vantaggi del web ma anche gli svantaggi, commentando insieme le notizie di cronaca attinenti all’argomento e che purtroppo oggi come oggi non mancano mai. L’uso dei social sia da parte dei figli che dei genitori deve comunque essere sempre morigerato e consapevole. Le buone pratiche non vogliono l’esposizione dell’immagine del minore, neanche sul profilo WhatsApp, che ora potranno utilizzare soltanto quando avranno compiuto i 16 anni, ed esigono l’assoluta interdizione all’uso dei social, che, tuttavia, nella maggioranza dei casi sono già installati sui dispositivi cellulari al momento dell’acquisto. Dal mio punto di vista la difficoltà maggiore è aiutarle nella gestione dei rapporti interpersonali, che rispetto ai “miei tempi” sono stati influenzati pesantemente dal web, dalle chat… Un mondo virtuale parallelo che si insinua nella quotidianità a cui bisogna prestare la massima attenzione».

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