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La corte Costituzionale boccia legge regionale su case popolari, Giovanni Toti: “Andremo avanti”

Marco Scajola: "Ritengo che la nostra legge in questo articolo applicava proprio un concetto di ragionevolezza e di proporzionalità, mettendo al centro delle nostre politiche gli italiani più deboli e bisognosi"

“Invece di occuparsi dei veri bisogni dei cittadini, il passato governo di centro sinistra ha ben pensato di intervenire su una nostra legge che dava a liguri e italiani la priorità sulle case popolari e che ora è stata bloccata, un atto grave ma che non ferma il nostro lavoro. Come Regione Liguria infatti andremo avanti ad aiutare i cittadini più deboli e a rispondere alle loro reali esigenze”.

Il Presidente della Regione Liguria Giovanni Toti commenta così la sentenza della Corte Costituzionale che ha dichiarato illegittimo l’articolo 4 della legge regionale 13 del 2017 sulle case popolari. “Ritengo gravissimo – aggiunge Toti- che mentre i territori come il nostro con grande impegno sono concentrati per aiutare i cittadini, soprattutto quelli più deboli, dallo Stato, anche attraverso questa sentenza, arrivi un giudizio negativo che danneggia in primis gli stessi cittadini italiani”.

“La sentenza parla di irragionevolezze e mancanza di proporzionalità –spiega invece l’assessore alle Politiche Abitative ed Edilizia, Marco ScajolaIo invece ritengo che la nostra legge, in questo articolo applicava proprio un concetto di ragionevolezza e di proporzionalità, mettendo al centro delle nostre politiche gli italiani più deboli e bisognosi, dei quali da troppi anni il governo non si interessa”.

“Il nostro lavoro va avanti – prosegue l’assessore – poiché noi continuiamo la politica di mettere al centro gli italiani e chi da più tempo risiede sul nostro territorio. Infatti la nostra legge comunque prevede, e ciò non è stato assolutamente contestato, i cinque anni di residenza nell’ambito territoriale del Comune dove si fa richiesta per poter ottenere l’alloggio”.

“Valuteremo ulteriori modifiche – conclude Scajolama sempre nell’ottica di favorire chi ha più bisogno, cioè i nostri concittadini, poiché non può passare il concetto che se sei italiano, i tuoi diritti vengano messi in secondo piano, o peggio ancora, vengano calpestati dal tuo stesso Stato”.

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