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Imperia, traffico internazionale di migranti: “salta” la sentenza per un cavillo giudiziario

Otto stranieri accusati di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina: le pene, però, potrebbero essere ridotte

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Imperia. Potrebbe venir rinviata, dopo giugno, la sentenza per gli otto stranieri accusati di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, aggravata da trattamenti disumani, finiti a processo in abbreviato dopo la maxi operazione contro il traffico internazionale di migranti, scattata nel gennaio del 2017, tra Ventimiglia e Milano.

Gli avvocati della difesa chiederanno al gup Paolo Luppi di rinviare la decisione dopo il 21 giugno, giorno in cui, la Corte di Cassazione a sezioni unite, si esprimerà su una questione giuridica, riguardante il comma 3 dell’articolo 12 del decreto legislativo 268/98, la cosiddetta “Bossi-Fini”.
Si tratta, in pratica, di un cavillo giudiziario che la suprema corte è chiamata a diramare: la Cassazione infatti dovrà decide se si tratta di un aggravante del comma 1 (e in questo caso le pene sarebbero minori, partendo da un anno di reclusione) o se il comma 3, la cui pene previste vanno da 5 ai 15 anni, va trattata come “autonoma”.

Imputati e richieste di pena: Jafari Esmatollah, iraniano e Frederik Bixi (8 anni e 8 mesi di reclusione); Redon Shametaj, albanese (8 anni); Tanha Emran Mohammad, afgano (7 anni e 8 mesi); Gazmir Ismailaj, albanese (6 anni e 8 mesi); Edmond Bylibi Bayala, latitante del Burkina Faso (6 anni); Misin Alidini e Neri Shametaj (4 anni). Neri Shametaj, cugino di Redon, venne arrestato in flagranza, il 19 gennaio 2017, in seguito alla scoperta di quarantuno migranti stipati all’interno di un furgone “Renault Master”, fermato dalla polizia alla Barriera autostradale di Ventimiglia.

Nei confronti di quasi tutti gli indagati era già stato disposto il divieto di dimora nelle province di Imperia, Torino e Cuneo. Il collegio difensivo è formato dagli avvocati: Ramadan Tahiri (che ne difende 6), Cristian Urbini e Cristian Lamonica. Le indagini, limitatamente al filone imperiese, sono coordinate dal pm Lorenzo Fornace.

Il testo del comma 3 dell’articolo 12 del decreto legislativo 268/98:

Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque, in violazione delle disposizioni del presente testo unico, promuove, dirige, organizza, finanzia o effettua il trasporto di stranieri nel territorio dello Stato ovvero compie altri atti diretti a procurarne illegalmente l’ingresso nel territorio dello Stato, ovvero di altro Stato del quale la persona non è cittadina o non ha titolo di residenza permanente, è punito con la reclusione da cinque a quindici anni e con la multa di 15.000 euro per ogni persona nel caso in cui:
a) il fatto riguarda l’ingresso o la permanenza illegale nel territorio dello Stato di cinque o più persone;
b) la persona trasportata è stata esposta a pericolo per la sua vita o per la sua incolumità per procurarne l’ingresso o la permanenza illegale;
c) la persona trasportata è stata sottoposta a trattamento inumano o degradante per procurarne l’ingresso o la permanenza illegale;
d) il fatto è commesso da tre o più persone in concorso tra loro o utilizzando servizi internazionali di trasporto ovvero documenti contraffatti o alterati o comunque illegalmente ottenuti;
e) gli autori del fatto hanno la disponibilità di armi o materie esplodenti.
3-bis. Se i fatti di cui al comma 3 sono commessi ricorrendo due o più delle ipotesi di cui alle lettere a), b), c), d) ed e) del medesimo comma, la pena ivi prevista è aumentata.

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