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Casinò Municipale, “Crisi di settore, ma bilancio in utile”: il Cda si difende dall’accusa conti in rosso

In consiglio comunale l'audizione del presidente Massimo Calvi e dei consiglieri Olmo e Lombardi

Sanremo. Conti in rosso o situazione non così drammatica come denunciata dai croupier che nei giorni scorsi hanno indetto tre giorni di sciopero per accendere un faro sulle perdite registrate dal Casinò nei primi quattro mesi del 2018?

Questa il dilemma a cui hanno provato a dare una soluzione i membri del Cda della casa da gioco, il presidente Massimo Calvi e il consigliere Olmo Romeo (presidente nazionale di FederGioco).

La situazione descritta anche dal sindaco Alberto Biancheri è quella di una Casinò Municipale che vive una “crisi di settore” ma che presenta una solidità economica migliore dei proprii simili del resto della Penisola, “grazie anche alle scelte prudenti del consiglio di amministrazione”.

Il bilancio di marzo chiude con un utile di 145 mila euro, se si guarda il bicchiere mezzo pieno e non gli incassi previsti e non arrivati: 1 milione e 50 mila euro (-7% rispetto allo stesso periodo del 2017). Cifra che per 350 mila euro è più bassa del fondo di sicurezza costituito dall’azienda.

Anche le consulenze, sotto la lente delle minoranze, sarebbero meno degli oltre 2 milioni denunciati. Facendo la tara dagli incarichi affidati per mancanza di professionalità interne, quelle pagate sarebbero 520 mila euro in tre anni. Dati che non tornano per il consigliere Baggioli: “Spese alte e finite nelle tasche di studi fuori Regione, alla faccia del sostegno al territorio”. Mentre per Paola Arrigoni (M5S) i 2 milioni di incarichi esterni – ci sono ma sommano più voci, alcune obbligatorie per legge, vedi gli affidamenti ai legali – sono esagerati.

L’apertura di un altro Casinò in Liguria forse sarebbe stata meno impattante della concorrenza spietata data dalla liberalizzazione del gioco d’azzardo. Sale slot e portali online: “Speriamo in un intervento della Regione”, ha detto Biancheri.
Il primo cittadino ha voluto ribadire la fiducia nel management e, ancora, giudicare inappropriato lo sciopero dei croupier “nei tempi e modi”.

Sciopero scaturito dalla scelta di abbassare i minimi delle puntate alla roulette. Giudicata inappropriata questa volta dai sindacati che per protesta hanno “chiuso” i tavoli dei giochi tradizionali durante il ponte del 1 maggio.

“I semafori rossi si sono accesi”, lo confessa Calvi. Minori presenze e meno cambi gettoni per denaro sono segnali negativi che hanno portato alla scelta osteggiata dai croupier, strategica per portare una tipologia di clientela – “più giovane” – nelle sale da gioco, secondo la dirigenza.

“Va tutto bene quindi, forse abbiamo vissuto un sogno?”, provoca Luca Lombardi (FdI). “Quello che volevamo segnalare con la richiesta di questo consiglio monotematico – continua il consigliere – è la differenza tra incassi previsti e realizzati. Ma i problemi sono anche altri: come mai non si è riusciti a scongiurare lo sciopero durante il periodo del ponte?”. Il pubblico, composto da tanti dipendenti, annuisce.

“Va così tutto bene che ci sono dei dipendenti (quelli in sala che attendono rassicurazioni), i quali lavorano tra le mura del Casinò e a maggio devono ancora percepire lo stipendio di marzo.

Quel che preoccupa più o meno tutti è la crisi di settore: i Casinò non tirano più, perdono clienti (11 mila a Sanremo), introiti in tutta Italia. Basta farsi un giro nella vicina Costa Azzurra per capire che le cose non stanno andando tanto meglio.

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