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A Imperia il processo ad Albanese e Lopez: finti 007 finiti alla sbarra per truffa e rivelazione di segreti d’ufficio

Avrebbero raggirato un uomo residente a Mentone

Imperia. Si è aperto stamane davanti al collegio il processo a carico di Nicodemo Albanese, 60 anni, e il presunto complice, il poliziotto Emilio Lopez, 48 anni, accusati di aver truffato un cittadino francese, L.D.G. spillandogli quasi 50mila euro in cambio di un lavoro e di fantomatiche indagini nei confronti della moglie dalla quale la presunta vittima si stava separando. Per farlo, Albanese e Lopez si erano spacciati per agenti segreti.
Una vicenda complessa, come sottolineato dal pm Antonella Politi, che ha visto due filoni investigativi confluire in un’unica indagine con i due millantatori finiti alla sbarra e un terzo imputato, l’ex consigliere comunale Gianluca De Lucia, che ha scelto il rito abbreviato e verrà giudicato separatamente. 
Oltre alla truffa, infatti, Emilio Lopez, all’epoca dei fatti agente di Polizia in forza al centro di cooperazione di Ventimiglia) dovrà anche rispondere del reato di rivelazione ed utilizzazione di segreti d’ufficio. 
A raccontare nei dettagli la vicenda, oggi è stato il capitano Guido Quatrale, 46 anni, che in veste di comandante del nucleo operativo e radiomobile dei carabinieri di Ventimiglia, aveva raccolto la denuncia della presunta vittima e iniziato le indagini nei confronti degli imputati.

Una vicenda surreale, quella raccontata dal militare, che si è svolta tra Nizza e Ventimiglia. E’ al patronato della Uil di Nizza, tra la fine del 2008 e l’inizio del 2009, che L.D.G. incontra per la prima volta Nicodemo Albanese. L’uomo, che nella realtà ha lavorato per 12 anni come agente di Polizia, gli chiede come ottenere il riconoscimento di 20 anni in cui aveva lavorato sia in Francia che in Italia. Quando la futura vittima del raggiro dimostra la sua incredulità per la richiesta (non si possono ottenere due pensioni da due Stati differenti per lo stesso periodo di lavoro, ndr), Albanese si giustifica dicendo di essere dei servizi segreti. “Sono un vice-questore e un avvocato”, avrebbe riferito alla vittima, “Lavoro per i servizi segreti dell’AISE (ex Sismi) in Francia”. L’uomo, che in famiglia è conosciuto come “008” per il suo atteggiamento e il suo ritenersi un agente segreto, ripeterà la stessa versione anche qualche anno dopo, nel 2012, quando incontrerà di nuovo L.D.G. come collega di lavoro in un albergo di Mentone. “Sono qui, ma solo perché svolgo il mio lavoro sotto copertura”, dirà. La scusa era sempre quella di essere una gente dei servizi segreti. Informazioni avvalorate anche dal complice Emilio Lopez e, in una occasione, durante una cena, da Gianluca De Lucia: tutti vengono presentati come appartenenti al servizio di sicurezza militare. 
L.D.G. aveva problemi con la moglie, si stava separando: Albanese e i suoi complici gli promettono di far pedinare la donna in modo da poter trovare escamotage per vincere la causa di divorzio e gli assicurano un lavoro, prima a Monaco e successivamente al Parlamento Europeo. In cambio, però, gli chiedono soldi: soldi che servirebbero per la sua iscrizione all’AISE come agente segreto e che un domani gli sarebbero stati restituiti dagli stessi servizi.
In realtà, secondo l’accusa, quei soldi servono per pagare la tassa scolastica del figlio di un’altra persona D.D.B. precedentemente truffata dallo stesso Albanese. Una sorta di risarcimento, insomma, a spese della nuova vittima.
Ad un certo punto, però, nonostante gli avessero promesso di essere “già in prova presso i servizi” e gli avessero detto di mantenere il segreto assoluto, il cittadino francese si rivolge ai carabinieri di Ventimiglia e inizia l’indagine.

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