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Ventimiglia, ospite del centro di accoglienza migranti accusato di violenza sessuale dalla ex: aperto il processo

L'uomo ora vive con un'altra italiana che gli ha dato un figlio

Imperia. Si è aperto stamane davanti al collegio presieduto dal giudice Donatella Aschero, con a latere i giudici Massimiliano Botti e Silvia Trevia, il processo che vede sul banco degli imputati M.E., 32enne marocchino irregolare sul territorio italiano. L’uomo, ospite del centro di accoglienza per migranti gestito dalle Croce Rossa all’epoca allestito in piazza Cesare Battisti a Ventimiglia, è accusato di violenza sessuale aggravata ai danni della ex compagna: A.R, 30enne italiana.

Già nel corso di questa prima udienza, alla quale non erano presenti né l’imputato né la parte offesa, sono emerse due versioni molto differenti dei fatti, che sarebbero avvenuti nell’ottobre del 2017. Mentre la donna ha denunciato alla polizia di aver subito una violenza sessuale da parte di M.E, suo fidanzato per due anni, nella propria abitazione a Ventimiglia e, secondo i testimoni del pubblico ministero Antonella Politi, era molto spaventata e agitata, l’avvocato della difesa, Laura Corbetta, sostiene che la vera vittima sia il suo assistito, in quanto la ex lo avrebbe perseguitato con messaggi e telefonate e sarebbe addirittura arrivata a chiuderlo in casa quando ha scoperto la sua relazione con una donna di Castelvittorio, che lo ha reso padre e con la quale attualmente convive. “Tieniti quella puttana, io posso avere di meglio”, avrebbe scritto la 30enne all’ex in preda alla gelosia, tanto che l’uomo avrebbe chiesto anche alla sorella di A.R. di intervenire, chiedendo di smettere di cercarlo.

La donna, come dichiarato dall’ispettore capo Marcello Cabizzosu, si era recata una prima volta in commissariato di Ventimiglia nel gennaio del 2017, quando aveva dichiarato di esser stata aggredita e violentata dall’ex, ma in quell’occasione non aveva sporto denuncia per paura di ritorsioni da parte dell’uomo. Nell’ottobre dello stesso anno, a seguito di un altro episodio di violenza, la giovane aveva invece denunciato M.E. per violenza sessuale, danneggiamento alla propria abitazione e sottrazione di una scheda dati.
Poco dopo la mezzanotte del 15 ottobre del 2017, inoltre, la donna, che nel frattempo si era trasferita a Imperia, aveva chiesto l’intervento della polizia per la presenza del suo ex sotto casa sua: “Era agitatissima”, ha dichiarato il sovrintendente Roberto Raiola, intervenuto quella notte. Il marocchino è stato trovato a pochi passi dal portone della ex e ad una precisa domanda dei poliziotti, ha risposto di essere lì perché voleva andare a trovare i suoi cani nell’abitazione della donna.

Il processo è stato rinviato al prossimo 22 maggio, quando verranno ascoltati altri testi.

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