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Taggia, stop comunali impiegati in Rivieracqua: Conio ritira la squadra foto

L'amministrazione aveva distaccato cinque operai nel depuratore di Secom. Il sindaco li rivuole per una task force dedicata al decoro urbano

Taggia. Il Comune va in soccorso di Rivieracqua dislocando dei propri operai per mandare avanti il depuratore, ma il consorzio dell’acqua pubblica non ce la fa a rimborsare gli stipendi, anche perché altre amministrazioni, invece, gli impegni presi con la società non intendono mantenerli.

Le problematiche di bilancio continuano ad aggravarsi e non sarà semplice per la partecipata imperiese, guidata dal presidente Gian Alberto Mangiante, trovare una soluzione ai cinque operai che il sindaco Mario Conio vuole far rientrare tra le fila dei dipendenti al servizio del Comune.

Un ultimo incontro ha avuto luogo nei giorni scorsi con la direttrice generale di Amaie e Rivieracqua la dottoressa Angela Ferrari, alla quale il primo cittadino ha confermato di  volersi riprendere il personale distaccato.

“Ho comunicato alla direttrice Angela Ferrari di voler esercitare il diritto previsto nella convenzione con il Comune”, spiega Conio. “E’ una mia scelta perché vorrei dare corpo ad una squadra manutenzioni che si occupi a tempo pieno del decoro urbano. Manterremo gli accordi fino al primo di giugno per dare tempo alla dirigenza della nostra partecipata (attraverso Secom) di trovare una soluzione”.

Intanto un altro nodo viene al pettine. Dall’analisi della situazione finanziaria del gestore provinciale, con circa 12 milioni di sofferenze tra debiti di gestione e fornitori, salta fuori un altro debito stante in capo all’ente partecipato dai Comuni imperiesi: tra mancato rimborso della bollettazione del 2016 e degli stipendi dei comunali in distacco, Taggia può vantare un milione e mezzo di crediti.

“Siamo andati la scorsa settimana con il sindaco di Sanremo e il presidente Mangiante in Corte dei conti per capire meglio la situazione e agire di conseguenza. Chiedere indietro in nostro credito adesso vorrebbe dire uccidere la società in maniera definitiva – continua Conio – e come soci sarebbe un atteggiamento da irresponsabili”.

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