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Sindrome della Crocerossina: io ti salverò e tu mi amerai

Persone molto accudenti e protettive, sempre tese a compiacere, gratificare e giustificare l’altro, anche a costo di sacrificare i propri bisogni e se stessi

La Sindrome della Crocerossina si riferisce a quell’insieme di comportamenti presente in persone molto accudenti e protettive, sempre tese a compiacere, gratificare e giustificare l’altro, anche a costo di sacrificare i propri bisogni e se stessi.

La crocerossina può esistere solo se vi è qualcuno da curare, non a caso queste persone scelgono e mantengono relazioni affettive con compagni, per diversi motivi, rivestono il ruolo di bisognosi. In tutto ciò il partner diviene oggetto d’amore incondizionato, idealizzato, aiutato e soccorso, tutto questo a discapito del proprio benessere. Questi comportamenti risanatori nei confronti dell’altro vengono attuati con piena consapevolezza.

Infatti il prendersi cura del partner, vederlo soddisfatto, appagato, grazie ai propri sacrifici gratifica la crocerossina, la quale si sente indispensabile per il proprio compagno, ma soprattutto questi atteggiamenti vengono percepiti come essenziali affinché la relazione possa andare avanti. Solitamente i partner “soccorsi” hanno la caratteristica di essere persone un po’ complicate, per qualche motivo inafferrabili o problematiche, con i quali si instaurano relazioni che inizialmente vengono percepite difficili.

Ma è proprio in questo relazioni che la crocerossina dà un senso alla sua missione: io ti aiuterò, tu stai meglio, mi sarai riconoscente e mi amerai. Si tratta di amorevoli attenzioni dietro cui in realtà si cela il tentativo di manipolare l’altro, legarlo a doppio filo a sé.

Dal canto suo la persona si lascia accudire e “salvare”, per poi rivendicare la propria autonomia non appena ritrovato il proprio equilibrio. L’altro diviene così vittima ed al contempo carnefice di una partner che, spogliata del suo ruolo di redentrice, deve fare i conti con la paura dell’abbandono, del rifiuto e con un forte senso di inadeguatezza.

Dietro i soggetti con tale Sindrome si nasconde spesso una personalità dipendente ed una conseguente paura di ritrovarsi soli. L’idea che non vi sia nessuno da aiutare spaventa, perché viene meno un modo di sentirsi utile e di offrire benessere. Supportare e aiutare l’altro determina infatti una percezione di sé come valorosi e indispensabili, di conseguenza si viene apprezzati. Dietro questi comportamenti vi è la paura di essere abbandonati o rifiutati.

Il tentativo di risollevare il partner conduce  l’altro a sottrarsi prima o poi dal ruolo di dipendenti: ridere, risentito e critico, cerca la propria autonomia e la compagna, in questo contesto, da risorsa diviene ostacolo e poi zavorra. Allora la relazione si sgretola e la donna piomba nella disperazione più profonda.

Si spiega così come mai queste donne fanno seguire a una cattiva relazione una peggiore: perché con ciascuno di questi fallimenti sentono diminuire il loro valore. Quindi potremmo sostenere che, l’accudimento e la protezione nei confronti dell’altro, sia in realtà anche una sublimazione del desiderio di curare, accudire, proteggere quella parte di sé che ha sofferto e soffre, ma che tuttavia, nei corsi e ricorsi delle relazioni, trova giovamento nel dedicarsi completamente a qualcuno, illusione di poter trovare finalmente quell’amore che durante l’infanzia è stato loro negato.

Queste persone nascondono una profonda insicurezza perché hanno imparato, in età infantile dalle loro figure di attaccamento che si può essere amati a patto di… Quindi relazioni improntate ad un amore condizionato, ad un “ti voglio bene se.…”, cos’ in età adulta l’approvazione e la valorizzazione diventeranno indispensabili per la loro autostima.

Si tratta di soggetti che non concepiscono l’amore come qualcosa di gratuito, piuttosto pensano di doverselo in qualche modo meritare, con azioni di cura, sentendosi indispensabili o cercando di esserlo.

Come superare la Sindrome da Crocerossina? Attraverso un percorso di psicoterapia è fondamentale riconoscere la “tossicità” di questi amori. I legami di questo tipo rischiano di fissarsi all’interno di una dinamica di sfida, nell’illusione di farcela, di salvare l’altro.

Riconoscere e confrontarsi con i propri vissuti abbandonici e con la paura del rifiuto sviluppando la consapevolezza che niente può preservarci dalle separazioni e dalle chiusure affettive è un ulteriore passo avanti verso la guarigione.

E’ importante imparare ad ascoltarsi, chiedendoci come stiamo, come ci sentiamo e di cosa abbiamo bisogno, qual’è l’emozione che abita in noi in quel momento. Inoltre va spostato il focus di questi soggetti dai bisogni dell’altro ai propri, smettendo di percepirsi come satellite dell’altro.

Dott.ssa Daniela Lazzarotti

www.danielalazzarotti.com

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