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Mandria senza controllo sui monti del Golfo Dianese: “Dov’è chi deve far rispettare le leggi” foto

"Come mai, se io mi azzardo ad abbandonare o maltrattare un animale domestico, mi denunciano immediatamente?

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Diano Marina. Un lettore, Stefano Musso, ci scrive a riguardo della mandria di bovini allo stato brado che si aggirano nei pressi di Pizzo D’Evigno, frazione di Diano Arentino e, da qualche tempo, sembra in tutta la zona del Golfo Dianese: “Un numero imprecisato di bovini, consistente di mandrie più o meno numerose, sta imperversando ormai da troppo tempo nelle campagne e negli abitati del Golfo Dianese. Non si tratta di bovini selvatici, discendenti dall’ uro o da altri bovidi primordiali, che arrivano da chi sa dove, bensì di animali di pura razza fassona piemontese, che tra l’altro portano tutti all’orecchio, per lo meno gli adulti, la regolare targhetta di iscrizione ai registri.

Chiaramente, quindi, si tratta di bestie sfuggite alla custodia del proprietario. Ricordo che, giustamente, sia lo stato quanto l’Unione Europea sostengono, con più o meno corposi contributi, le attività agricole, tra le quali anche l’allevamento di bestiame. Praticamente, coi soldi delle nostre tasse ognuno di noi ha contribuito a pagare tanto le stalle quanto i riproduttori; agli allevatori è toccata la parte meno rilevante dei pagamenti, ma tanta, tanta fatica. Quello che si è fatto scappare i bovini in questione, incappando tra l’altro nell’articolo 672 del Codice di Procedura Penale, e poi non si è peritato di ricatturarle, questa fatica non l’ha fatta. Se ne è rimasto tranquillo in casa propria, lasciando che gli animali, incolpevoli, trovassero da sé il proprio sostentamento, causando ovunque, nei dintorni, danni per centinaia di migliaia di euro. In altre parole, è venuto meno al contratto con gli enti finanziatori. Per inciso, tra i danneggiati ci sono anche io. Io credo che un tale comportamento non possa che definirsi criminale. Le mucche, e men che meno i tori, non sono scoiattolini, che ti vedono e scappano a nascondersi. C’è il caso che ti carichino, e allora sono dolori.

E infatti hanno caricato. Al di là dei danni diretti alle persone, ci sono i danni alle colture, ai muri a secco, alle cunette deviando l’acqua, e quant’altro, che i bovini, quando ci si mettono, provocano, al punto di fare rimpiangere i cinghiali. C’è il reato, e c’è da anni. Ci sono i danni, e ci sono da anni. Ci sono le denunce, e ci sono da anni. Dov’è l’Autorità Costituita, il cui dovere è tutelare la salute pubblica, la sicurezza personale, la proprietà pubblica e privata? Come mai, se io mi azzardo ad abbandonare o maltrattare un animale domestico, mi denunciano immediatamente? Eppure non ci vorrebbe molto: siringhe di sonnifero sparate da carabine, legare ogni animale prima del risveglio, lettura della targa all’orecchio, con conseguente identificazione del proprietario, affidamento dell’animale ad allevatori seri, a patto che collaborino alle catture, condanna del responsabile al pagamento dei danni accertati ed alla restituzione dei contributi percepiti indebitamente. Dov’è il difficile? Oppure bisognerà aspettare che qualcuno, disperato, tiri fuori il fucile da caccia, e decida di ripagarsi i danni portandosi a casa un quarto di fassona piemontese? Peggio, dovremo vedere qualche incidente fatale? E’ logico, è giusto che l’Autorità Costituita possa omettere di compiere quanto il diritto e la logica imporrebbero di compiere, istigando così il privato cittadino a commettere reati, per difendere le proprietà? Spero proprio che chi di competenza rifletta su quanto sopra, e magari lo faccia anche in fretta. Ma in fretta coi tempi della vita reale, e non con quelli della burocrazia”.

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