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In gita scolastica per la prima volta a 18 anni: come Enrico ha sconfitto la paura della sua “malattia”, il diabete foto

Un viaggio come tanti si è trasformato in una grande conquista per lui e la sua famiglia

Sanremo. Non sentirsi diversi, fare quello che fanno i compagni di scuola e provare a superare le proprie paure per dimostrare a se stessi e agli altri che il diabete di tipo 1 non è e non deve essere considerato un ostacolo a vivere esperienze. È il preambolo dell’avventura vissuta da Enrico, un ragazzo di 18 anni che con il diabete convive da quando ne aveva 8 e che quest’anno, per la prima volta nella sua vita, è andato in gita scolastica: un comunissimo viaggio di istruzione alla scoperta della Grecia antica che per lui e per la sua famiglia si è trasformato in una grande conquista che sfata tanti luoghi comuni sul diabete, sui giovani che ne soffrono e anche sui loro coetanei e sulla scuola che giornalmente li accoglie.

«Quest’anno mio figlio Enrico è andato in gita con la sua classe, la 4 A Turistico dell’istituto “Ruffini-Aicardi” di Sanremo, in Grecia – racconta a Riviera24.it mamma Efisia –. È stata la sua prima volta da quando ha iniziato la scuola. Al di là di qualche visita didattica nella zona, non ha mai voluto intraprendere un viaggio così lontano senza di noi per via della sua malattia. Una malattia cronica che si porterà avanti per tutta la vita e in relazione alla quale ho sempre cercato di trasmettergli positività. Fin dal giorno in cui gli è stato diagnosticato il diabete, era appena un bambino di scuola elementare, io e mio marito gli abbiamo sempre detto di non farsi schiacciare, ripetendogli all’infinito che doveva essere forte. Ma non sempre ce l’ha fatta. In dieci anni ha attraversato tanti momenti di sconforto».

Malattia metabolica poco comune, il diabete di tipo 1 colpisce soprattutto soggetti in età pediatrica e giovani adulti, con picchi di incidenza intorno ai 6 e ai 12-14 anni. Questa forma di diabete è secondaria alla distruzione autoimmune delle cellule produttrici di insulina, le cellule beta pancreatiche, e dunque non basta la sola auto somministrazione di insulina più volte al giorno, ma sono necessari tutta una serie di accorgimenti così da escludere il rischio di complicanze, anche gravi, a carico dell’intero organismo. In questo quadro risulta evidente quanto la quotidianità di un bambino o di un ragazzo diabetico non si svolga esattamente come quella dei suoi coetanei.

«La giornata – spiega Efisia, fra l’altro anche membro di Adgp-Associazione diabete giovanile ponente – inizia sempre con la misurazione della glicemia e con la misurazione della glicemia si conclude. Un ragazzo diabetico fa dai 6 agli 8 controlli capillari, senza contare quelli notturni ed extra. Un ragazzo diabetico non ha la serenità di poter affrontare una gita scolastica con la sola valigia dei vestiti: con sé deve portare sempre il bagaglio diabete. Il viaggio di istruzione che tuttavia ha intrapreso con la sua scuola glielo ha sorprendentemente alleggerito ed è proprio per questa ragione che ho voluto raccontarvi la storia di Enry».

«Se la cronaca recente mostra uno scenario sulla scuola pubblica pessimo – prosegue –, personalmente ho dovuto riconoscere che il “Ruffini-Aicardi” possiede insegnanti di valore, non solo competenti nelle rispettive discipline ma anche dotati di qualità oggi più che mai rare, quali l’umanità e la disponibilità». Lo stesso si può dire per i suoi alunni, quanto meno per i compagni di Enry che, contrariamente a quanto leggiamo e ascoltiamo tutti i giorni, non sono mai stati fautori di episodi di bullismo o di esclusione sociale nei confronti di quel ragazzo “diverso”. «Anzi – sottolinea mamma Efisia – ho riscontrato un’apertura pazzesca, una volontà di conoscere questa “diversità”, di comprenderla per essere pronti nel caso in cui succedesse qualcosa».

Come è importante che un ragazzo diabetico riceva una formazione adeguata in modo da gestire al meglio i dosaggi della terapia, infatti, così è importante che ne abbiano conoscenza le persone che lo circondano. E non solo per supportarlo o aiutarlo, ma, specie in un contesto qual è quello della scuola e dell’adolescenza, per far luce su alcuni falsi miti che da sempre ruotano attorno al diabete.

«Perché – evidenzia ancora Efisia – non è vero che un soggetto diabetico non può sgranocchiare dolci, mangiare un gelato o praticare attività che richiedono uno sforzo fisico. Non è vero che non può correre, giocare a pallone, pranzare in un bar al termine delle lezioni. Un soggetto diabetico, un bambino, un ragazzo diabetico è uguale a tutti gli altri. E non smetterò mai di ringraziare gli insegnanti di mio figlio e i suoi compagni per avergli “somministrato” il coraggio di intraprendere questa gita».

«Enry è tornato a casa entusiasta e molto più ricco di esperienze – aggiunge –. Per la prima volta, con grande gioia, non l’ho sentito per una settimana. Sapevo in cuor mio che se la sarebbe cavata e che tutto sarebbe andato per il meglio, sapevo che era con una squadra fantastica. E al riguardo, colgo l’occasione per ringraziare le professoresse Farruggio, Verda e Ugo che lo hanno accompagnato, l’insegnante di sostegno e coordinatrice di classe Mollica e soprattutto due alunni, Edoardo e Alice, che mi sono venuti a cercare per conoscere meglio la malattia di mio figlio… Scusatemi, forse non dovrei parlare di malattia, perché Enry alle persone dice sempre che non è malato: è il suo pancreas ad avere un handicap di funzionamento. E, sinceramente, ha ragione: è il suo pancreas che non secerne insulina, l’ormone che è indispensabile alla sua sopravvivenza».

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