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Detenuto elude la sorveglianza ed evade dall’ospedale di Sanremo, il Co.s.p: “Siamo in piena disorganizzazione”

Mastrulli non esita a porre l’accento sulla condizione delle carceri e sulle gravi carenze di organico

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Sanremo. “Tutti appaiono sordi e distratti alle denunce che ripetutamente il Coordinamento sindacale penitenziario continua a trasmettere ai vari organi di Stato e all’amministrazione  penitenziaria, ma la situazione nei prossimi mesi non può che peggiorare, mettendo a rischio la sicurezza dei cittadini”. A parlare è il segretario generale nazionale del sindacato di polizia penitenziaria Co.s.p. Domenico Mastrulli a commento dell’evasione avvenuta questa mattina a Sanremo.

Un detenuto di 25 anni condannato per vari reati, responsabile di un grave episodio di accoltellamento e di tentato omicidio nei confronti di quattro persone, nonostante fosse ammanettato, durante l’uscita dall’ospedale di Sanremo presso il quale era stato accompagnato per sottoporsi ad accertamenti diagnostici, è riuscito a eludere la sorveglianza degli uomini di scorta, tra cui l’autista del mezzo della polizia penitenziaria e a dileguarsi per le vie del centro sanremese facendo perdere le proprie tracce. Attualmente l’uomo è ricercato dalle forze di polizia.

Mastrulli non esita a porre l’accento sulla condizione delle carceri e sulle gravi carenze di organico: “Siamo pochi, siamo mal organizzati – sottolinea il segretario generale nazionale del Co.s.p. – e siamo sotto organico nei servizi di trasferimento dei reclusi e nelle visite di accompagnamento negli ospedali e nei tribunali”.

“Quanto verificatosi questa mattina – aggiunge Mastrulli - rappresenta l’ennesimo episodio di particolare gravità che dovrebbe far riflettere sull’organizzazione generale dei servizi di trasferimento dei reclusi e sui servizi di piantonamento affidati in tutta Italia a 6mila uomini rispetto alle 10mila unità che nel 1995 venivano impiegate attraverso l’arma dei carabinieri. In Italia i detenuti hanno superato la soglia delle 58mila persone mentre poliziotti e agenti penitenziari sono scesi a 35.000 unità con una riduzione di circa mille uomini l’anno per effetto dei pensionamenti”.  “Le carceri italiane scoppiano – conclude Mastrulli – e i poliziotti scontano il prezzo della più totale disorganizzazione della giustizia penitenziaria”.

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