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A Dolceacqua sbarca “Villaggio Infinito”

"Lo spazio è blu e gli uccelli lo attraversano in volo"

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Dolceacqua. Nel borgo medioevale sbarca “Villaggio Infinito”. Questo progetto è un proseguimento della collaborazione artistica `UN_SPACED`, intrapresa dagli artisti Cora von Zezschwitz (CN/FR) e Tilman (D/FR/IT) nel 2017.

Progetti precedenti comprendono`UN_SPACED`, N.O.S., Tulette (FR) , `RE-STRUCTURING`, IUVA, il convento di Santa Teresa a Venezia (Italia) e vari interventi minori in Liguria, al confine fra Italia e Francia.

`UN_SPACED` è un progetto incentrato principalmente sulla percezione dello spazio e della spazialità, sulla sua importanza nella nostra vita quotidiana e sull’idea di spazio come veicolo di pensiero e di esperienza, nonché come materia corporea. Il progetto intende favorire un dialogo visivo e mentale sul coinvolgimento dell’essere umano nella dimensione topologica, considerando lo spazio come ‘mezzo’, nella nostra vita.

Il progetto esamina inoltre alcuni concetti relativi allo spazio (matematico o empirico) e solleva questioni che riguardano il nostro comportamento e la comprensione – personale e pubblica – delle ramificazioni dello spazio nella nostra vita temporanea. Il progetto parla di intimità, di apertura mentale, di consapevolezza e di impegno, e intende sfidare la nostra percezione dello spazio, attribuendo un nuovo significato al modo in cui ci relazioniamo e ci collochiamo nei confronti di determinati topoi.

Nella lingua comune, il termine spazio è generalmente inteso in senso matematico, come uno spazio vuoto contrapposto a uno spazio vissuto. Viviamo questo ‘spazio matematico’ – vi abitiamo, vi lavoriamo, siamo dominati da questa struttura euclidea che diventa il centro della nostra vita, sia che si tratti di una casa, di un appartamento, di un ufficio o di uno spazio industriale.

Questo spazio matematico, che in un certo senso dà forma alla nostra percezione, è come una pelle che può essere a malapena permeata. L’esistenza umana è sempre, e spesso necessariamente, condizionata dal suo rapporto con lo spazio ambientale; raramente riusciamo a sfuggire alla condizione di chiusura, né siamo in grado di sperimentare uno spazio privo di confini concreti o mentali. Questa interpenetrazione riflette il rapporto con noi stessi, con le altre persone e con gli oggetti di varia natura che ci circondano, influenzando così la comprensione degli eventi che hanno luogo al di là della nostra sfera personale. Lo spazio sperimentato, al contrario, è per natura non strutturato e si estende in tutte le direzioni verso l’infinito, anche quando si presenta inizialmente come un spazio chiuso privo di qualsiasi tipo di attività funzionale. Lo spazio sperimentato è tuttavia profondamente presente nella vita umana.
Lo spazio vissuto è legato all’essere umano attraverso un rapporto vitale pregno di vita soggettiva e oggettiva, e diventa un mezzo essenziale di vitalità ed espressione umana.

Il progetto intitolato ‘Villaggio Infinito’ è concepito principalmente per uno spazio interiore ma può essere anche facilmente adattato a una qualsiasi situazione esterna. Basato su una struttura modulare, esso è, nella sua realizzazione, variabile e infinito, si espande in tutte le dimensioni, privo com’è, idealmente, di qualsiasi restrizioni.
La singola struttura modulare, nella sua forma apparente, invece di manifestarsi come volume, descrive una situazione spaziale e si presenta come nozione di spazio o di abitazione, e non come oggetto. Interventi ponderati con strutture e altri cosiddetti materiali ‘poveri’, suggeriscono l’idea di abitazione e di attività sociali, sottolineando da un lato, l’inestricabile interdipendenza fra opera d’arte, architettura e percezione dello spazio in sé, e dall’altro, l’intimità, l’apertura, la riflessione e il dialogo.

L’intera opera è visivamente e mentalmente compresa come una ‘struttura aperta’, una costruzione di spazialità cosciente eppure ludica. L’accumulo dei vari strati visivi si propone di decifrare la complessità dell’interrelazione fra esistenza umana e ambiente naturale o imposto. La struttura creata funziona come una autonoma opera d’arte, come intervento scultoreo o architettonico così come un topos o un punto di partenza per esplorare la percezione spaziale. Perciò l’opera si comporta come un veicolo che ispira pensieri al di là delle restrizioni formali imposte dalla percezione precostituita.

In termini estetici e visivi, questa struttura ‘cosciente’ riflette l’interesse degli artisti rispetto ai concetti esplorati dalla Bauhaus e dall’architettura Hojo o Hojoki (un archetipo architettonico ancora in uso in Giappone): questa idea è concepita per offrire un topos di contemplazione ed è intesa come un rifugio o un luogo dove riflettere sui numerosi aspetti che riguardano la nostra vita quotidiana e futura.

Oltre a ispirarsi ai suddetti concetti architettonici, l’opera è influenzata dall’interesse degli artisti nei confronti degli studi antropologici condotti da Claude-Levi Strauss ne “Il Pensiero Selvaggio”, in cui il ruolo dell’artigiano è contrapposto a quello dell’ingegnere: il primo costruisce oggetti, utilizzando materiale a portata di mano; l’ingegnere, al contrario, si interroga e si adopera per ideare un prodotto ottimale, basato sul concetto di funzione, a scopo commerciale o strumentale.

‘Villaggio Infinito’ invita al dialogo e indaga sulla percezione dello spazio in generale e in particolare sulle sue implicazioni personali, sociali e politiche imposte sulla nostra vita. L’apparenza estetica suggerisce la contemplazione e la riflessione della nostra posizione personale all’interno della società dei consumi, e degli allarmanti sviluppi degli sconcertanti eventi dei nostri tempi.

Inoltre, il titolo provvisorio “Villaggio Infinito” implica i concetti di trasformazione strutturale e di architettura di addizioni, alludendo alla spazialità come materiale o trasmettitore di pensiero, ubicazione e trasloco, abitazione e migrazione nonché come oggetto di campanilismo e globalizzazione.

All’interno di questi perimetri concettuali, l’accumulo di unità modulari intende favorire un dialogo che verte sull’infinito, concetto intrinseco allo spazio empirico, e al suo essere incondizionato. Inoltre il progetto esamina il villaggio come luogo di comunicazione e di unione. L’idea di villaggio come luogo che cresce, in continua mutazione e trasformazione, implica la capacità di adattamento e l’infinita creatività dell’essere umano, nella sua ricerca di una giusta coesistenza.

La struttura non gerarchica invita il partecipante a intraprendere un percorso visivo e un viaggio intellettuale, al fine di esplorare i molteplici aspetti di questo progetto, analizzare i condizionamenti sulla nostra vita, nonché riformare e riesaminare la nostra comprensione personale dello spazio all’interno delle correnti del nostro tempo.

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