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Ventimiglia, eseguita l’autopsia sul corpo del 35enne trovato morto nell’appartamento-piantagione di Varase

La causa più probabile del decesso di Papalia resta l'avvelenamento da monossido di carbonio

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Ventimiglia. E’ stato effettuato l’esame autoptico sul corpo di Bruno Papalia, il 35enne trovato morto lo scorso 15 marzo all’interno della propria abitazione a Varase, frazione della città di confine. Nell’appartamento, l’uomo aveva creato una piantagione illegale di marijuana, con cinquantuno piante disposte in due stanze e una vera e propria “serra” dotata di impianto di illuminazione.
 Al termine dell’autopsia, il magistrato Lorenzo Fornace ha dato il nullaosta per i funerali, riconsegnando la salma del 35enne alla famiglia.

Anche se ancora non si conoscono i risultati dell’esame, per i quali bisognerà attendere diversi giorni, l’ipotesi più accreditata per il decesso di Papalia resta quella dell’avvelenamento da monossido di carbonio, causato dalla massiccia presenza di piante di marijuana che durante la notte avrebbero consumato l’ossigeno presente nella stanza, dove si trovava anche una stufa a pellet accesa, emettendo anidride carbonica nell’aria. Da considerare, inoltre, anche la presenza rilevante di agenti chimici per la crescita delle piantine.

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