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Sciascia, Beatrice Hall, Pasolini, Popper: colpi di citazioni per decidere la mozione sulla defascistizzazione a Sanremo fotogallery

Sull'ordine del giorno presentato da Robert Von Hackwitz (Sanremo attiva) torna lo scontro tra destra e sinistra. Berrino: liberticida non libertario votarlo

Sanremo. Si sono dovute attendere le elezioni politiche per discutere l’ordine del giorno presentato dal consigliere Robert Von Hackwitz di Sanremo attiva sulla “defascistizzazione” del Comune. Campagna dell’associazione nazionale partigiani italiani che ha invitato i consiglieri comunali a porre dei limiti alla concessione degli spazi pubblici.

Il risultato del 4 marzo ha sgonfiato la cronaca nazionale, con CasaPound – il movimento di ispirazione fascista – che è arrivato dietro a Potere al popolo, la formazione di sinistra costituita un paio di mesi prima del voto.

“Quest’ordine del giorno nasce dal sostegno all’iniziativa dell’Anpi, proposta in vari Comuni d’Italia, spiega Von Hackwitz. “La sezione sanremese G. Cristiano Pesavento aveva inviato una lettera a tutti i consiglieri comunali sollecitando la modifica al regolamento per la concessione delle sale comunali, in modo da concederli solo a soggetti che si riconoscono nei valori della Costituzione: l’antifascismo in primis.

Vorrei rimanere all’attualità. Piaccia o non piaccia in questo momento sono in vigore una Costituzione e due leggi ben precise. Le cosiddette leggi Scelba e Mancino che normano i reati relativi alla violazione della XII disposizione finale della Costituzione (quella che vieta la ricostituzione del partito fascista).

Nel nostro Paese sempre più spesso si manifestano situazioni nella quali si presentano formazioni di ispirazione fascista che quindi escono dal perimetro costituzionale. Mi immagino che le forze del consiglio comunale non avranno nessuna difficoltà a riconoscersi nella nostra Costituzione”.

Le ultime parole famose. Primo intervento, Gianni Berrino (FdI): “E’ già una sconfitta trasformare questa serata in una rivisitazione di Don Camillo e Peppone. In nessun articolo della carta costituzionale c’è scritta la parola antifascista. In quella Costituzione si voleva ricercare una pacificazione dell’Italia, uscita da una guerra militare che ha sconfitto il fascismo e una civile che ha sconfitto il pericolo della presa del nord da parte dei comunisti”. Mozione liberticida non libertaria per il consigliere.

Applausi scroscianti dei militanti di Et Ventis Adversis. Con la presentazione di un libro che narrava le gesta di un parà avevano dato l’avvio a questa querelle. Più che rispondergi Alfredo Schiavi, 90 anni passati, l’unico che in sala la guerra l’ha vista e combattuta, si alza e se ne va. Indignato.

L’ordine del giorno è bollato come strumentale dalla consigliera Elisa Balestra. Le fa eco il collega Solerio (FI), che precisa: “Le due proposte hanno dei punti in comune: da una parte si chiede il rispetto dei valori dell’antifascismo, dall’altra della libertà di espressione. Praticamente entrambe le forze si riconoscono nella Costituzione repubblicana”. Però il suo gruppo decide di votare l’ordine del giorno presentato nel frattempo da Fratelli d’Italia e non quello di Von Hackwitz.

Fabio Ormea (Sanremo Insieme), cita il giornalista Giuseppe Franco. E’ una delle alte citazioni della serata, tra Sciascia (Berrino), Evelyn Beatrice Hall (Lombardi), Pasolini, Karl Popper (il paradosso dell’intolleranza) e il presidente onorario della corte di Cassazione Domenico Gallo (Von Hackwitz). Chi c’era si è fatto una cultura.

Il PD, Mario Robaldo: “Concordo con Berrino sull’istigazione dell’odio, va tenuto conto degli estremisti tutti, anche se la forza politica dell’epoca (il fascismo) la libertà che alcuni chiedono adesso, non la dava. Voterò l’ordine del giorno di Sanremo Attiva perché non lo ritengo nelle sue conclusioni così assurdo, va nella direzione di preservare certe cose che mi auguro nessuno minacci più”.

E’ il turno di Sindoni, che presenta in aula il terzo ordine del giorno. Un testo frutto del compromesso di posizioni diverse che non hanno voluto cedere nulla: “Vorrei tornare un po’ di più, come dice Fera, all’aspetto amministrativo di questa città. La nostra proposta voleva fare una sintesi in cui non siamo riusciti, perché c’è di base quella connotazione politicistica che divide in due il consiglio comunale”.

Robert Von Hackwitz riprende la parola, cita Domenico Gallo e continua: “Pur essendo l’argomento divisivo, stiamo facendo una discussione matura e pacata su un tema delicato e questo è un fatto positivo. Ritengo importante invece mantenere viva la memoria per non dimenticarsi e correre il rischio di ricadere negli stessi errori.

Non cado nella trappola della contrapposizione dell’essere antifascisti ed essere comunisti (posizionata da Berrino). Se è scontato che chi è comunista è antifascista, non è detto che chi è antifascista sia per forza comunista”.

Marenco fa un appello alla pacificazione e invita i consiglieri a votare tutti e tre gli ordini del giorno. Un gesto per mettere da parte l’odio fra fazioni, è ora di riassorbirlo.

Per chi si è perso, a questo punto della discussione sul tavolo ci sono tre proposte. Quella di Sanremo Attiva, quella della maggioranza e la terza di Fratelli d’Italia, presentata da Luca Lombardi (FdI): “Un inno alla libertà di pensiero: “Non sono d’accordo con quello che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto a dirlo” (Evelyn Hell).

Alessandro Lanteri (PD): “Stasera non discutiamo di quanto uno sia libero o meno di parlare e pensare, ma quanto e come possiamo concedere degli spazi comunali affinché questa libertà di parola possa esprimersi. Ci sono determinati valori che ritengo il Comune non possa poter accogliere nella propria casa. Prese di posizione che sono antistoriche e riguardano un passato molto oscuro. Mi farebbe piacere intraprendere un percorso su come crearci dei valori condivisi”.

Lo scambio di vedute va avanti. Dopo due ore si arriva a votazione. Quindi: quello di Sanremo Attiva passa con 10 voti a favore, 8 contrari e 3 astenuti, l’altro di Fratelli d’Italia vede 20 favorevoli e 2 astenuti. La maggioranza mette la parola fine con il proprio, 21 sì ed un astenuto. Il sindaco Biancheri sempre favorevole.

I militanti dei due schieramenti, presenti in aula, lasciano il consiglio. Contenti tutti, quindi nessuno. Si continua e non basta il portafoglio – la discussione sulle aliquote Tari – a trattenerli seduti.

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