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Sanremo, Sappe: “Manca il lavoro in carcere, detenuti danno fuoco a lenzuola”

"Un altro ingoia sei lamette. L'aggressività dei detenuti è sempre maggiore e pericolosa ed ogni pretesto è utile, per qualcuno, per alterare ordine e sicurezza interna"

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Sanremo. Ancora al centro delle cronache un carcere della Liguria. Spiega Donato Capece, segretario generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria SAPPE: “In poche ore è successo di tutto. Prima un detenuto ha ingoiato ben sei lamette, poi altri ristretti hanno dato fuoco a quello che avevano in cella, lenzuolo e indumenti. Sembra che le due proteste abbiano un comune denominatore, ossia non essere stati messi a lavorare nonostante fosse stato loro assicurato. L’aggressività dei detenuti è sempre maggiore e pericolosa ed ogni pretesto è utile, per qualcuno, per alterare ordine e sicurezza interna”.

“Quel che accade ogni giorno nel carcere di Sanremo è sintomatico di una ingovernabilità e di una disorganizzazione da parte del direttore del carcere e del comandante del reparto di polizia penitenziaria rispetto alle quali l’amministrazione della giustizia regionale e nazionale non possono continuare a restare inerti ma devono quanto prima avvicendarli con altri dirigenti e funzionari evidentemente più stimolati professionalmente”, commenta ancora Capece – “Non si può continuare così. Non c’è alcuna sicurezza per i poliziotti penitenziari in servizio a Sanremo, che lavorano in pessime condizioni e con notevole stress. Gli eventi critici sono all’ordine nel giorno. Basta! Il Ministro della Giustizia Andrea Orlando mandi una ispezione nel carcere di Valle Armea, dove il direttore impera da quasi trent’anni, alla faccia della rotazione degli incarichi di direzione”.

Il SAPPE sottolinea che “nel carcere di Valle Armea si contano sistematicamente atti di autolesionismo, tentati suicidi sventati in tempo dagli uomini della Polizia Penitenziaria, colluttazioni e ferimenti”. Per il primo sindacato della polizia penitenziaria “lasciare le celle aperte più di 8 ore al giorno senza far fare nulla ai detenuti – lavorare, studiare, essere impegnati in una qualsiasi attività – è controproducente perché lascia i detenuti nell’apatia: non riconoscerlo vuol dire essere demagoghi ed ipocriti”. E la proposta è proprio quella di “sospendere la vigilanza dinamica”: sono infatti state smantellate le politiche di sicurezza delle carceri preferendo una vigilanza dinamica e il regime penitenziario aperto, con detenuti fuori dalle celle per almeno 8 ore al giorno con controlli sporadici e occasionali, con detenuti di 25 anni che incomprensibilmente continuano a stare ristretti in carceri minorili”.

Capece torna a sottolineare l’alto dato di affollamento delle prigioni italiane: “oggi abbiamo in cella 58.087 detenuti per circa 45mila posti letto: 55.646 sono gli uomini, 2.441 le donne. Gli stranieri sono il 35% dei ristretti, ossia 19.818. Mancano Agenti di Polizia Penitenziaria e se non accadono più tragedie più tragedie di quel che già avvengono è solamente grazie agli eroici poliziotti penitenziari, a cui va il nostro ringraziamento. Un esempio su tutti: negli ultimi 20 anni le donne e gli uomini della Polizia Penitenziaria hanno sventato, nelle carceri del Paese, più di 18mila tentati suicidi ed impedito che quasi 133mila atti di autolesionismo potessero avere nefaste conseguenze”.

“I dati ci confermano”, conclude il leader nazionale del SAPPE, “che le aggressioni, i ferimenti, le colluttazioni – che spessissimo vedono soccombere anche gli appartenenti al Corpo di Polizia Penitenziaria, sempre più contusi e feriti da una parte di popolazione detenuta prepotente e destabilizzante – sono sintomo di una situazione allarmante, per risolvere la quale servono provvedimenti di tutela per gli Agenti e di sicurezza per le strutture carcerarie e certo non leggi che allarghino le maglie della sicurezza penitenziaria. Avere carceri meno affollate e più moderne non vuol certo dire aprire le porte delle celle, come pure prevedeva questa scellerata riforma penitenziaria!”.

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