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Passeggiate a 4 zampe, piccoli trucchi per un felice tempo libero insieme foto

I consigli di Arcaplanet, il tuo pet store a Molo 8.44

Vado Ligure (SV). Le giornate si fanno sempre più lunghe e il tempo mite e soleggia­to ci invita a passare sempre più ore all’aperto, per goderci i profu­mi e i colori della primavera. E cosa c’è di più bello di una passeggiata al parco con il nostro amico a quat­tro zampe? Se per molti è davvero un piacere condividere questi momenti di svago con il proprio cane, per alcuni invece il momento della passeggiata si trasforma in un incubo: 20 minuti di corse, strattonamenti, litigate furiose con altri cani. In pratica una breve passeg­giata vi distrugge più di due ore di crossFit. Senza considerare la frustrazione di chi, lasciato libero il proprio adorato in area cani, si vede comple­tamente ignorato per la suc­cessiva ora: “Il mio cane non sa cosa sia il richiamo, quan­do siamo in giro per lui non esisto”, “Quando siamo al parco più chiamo il mio cane, più non mi considera. Se faccio per raggiungerlo scappa ancora più in là!”

Insomma guinzaglio e richiamo, due nemici belli tosti per moltissimi di noi. Ma come mai è così difficoltoso insegnare al nostro amico a quattro zampe a non tirare e a tornare da noi quando lo chiamiamo? Ecco i consigli di Arcaplanet, il tuo pet store a Molo 8.44.

IL GUINZAGLIO

Il cane ha quattro zampe, noi due, quindi per forza di cose cammina più veloce. Solitamente quando il cane esce in passeggiata è in stato di agitazione ancora prima di usci­re dalla porta. Quando lo leghiamo a quel guinzaglio noi non esistiamo più, tutto risulta più interessante di noi. Perché? Ovviamente tutto varia da soggetto a soggetto, dalla carat­teristiche di razza, ma soprattutto da quanta attività svolge il nostro amico durante il giorno. Infatti la prima regola in assoluto per impa­rare qualcosa è la costanza: senza costanza non possiamo pretendere di insegnare qualcosa al nostro cane (ma questo vale anche per qualsia­si essere vivente). Se non usciamo in passeggiata con il nostro amico tutti i giorni, se non gli diamo la possi­bilità di scaricare le ener­gie accumulate, non potremo assolutamente pensare di avere una buona gestio­ne al guinzaglio né tanto meno un buon richiamo. Mettiamoci per un attimo nei panni del nostro amico: immaginiamo noi stessi dopo una settimana di febbre, costretti a letto, senza possibilità di leggere o di gio­care alla playstation… Finalmente guariti, si può uscire! Stato di esal­tazione da 1 a 10? Immaginiamo ora, in questa situazione, di venir porta­ti in via Montenapoleone a Milano con una carta di credito illimitata, ma… legati a una corda.. niente shop­ping! Come reagiremmo?

Un cane che può essere lasciato libe­ro e che fa almeno tre passeggiate al giorno (insieme ad accorgimenti ed esercizi precisi) avrà sicuramen­te molti meno problemi di gestione e sarà molto più sereno. Per questo è importante lavorare fin da subito sulla corretta gestione del guinza­glio: sfruttare l’attaccamento di un cucciolo appena arrivato ci darà sicuramente un buon vantaggio – ecco perché non mi stancherò mai di consigliare un percorso di puppy school – ma non dobbiamo pensare di non poter correggere il nostro vecchio amico. Con un po’ di eser­cizio e un po’ di impegno anche un cane adulto può imparare.

IL RICHIAMO

Oltre agli accorgimenti di cui sopra, che sono validi anche per il richiamo, ecco alcuni punti essenziali per aiu­tarci con questo faticoso, ma importantissimo comando.

1) Se il nostro amico non risponde al richiamo non rincorriamolo mai: potremmo essere fraintesi, perché il nostro quattro zampe potrebbe interpretarlo come un invito al gioco: “Giochiamo a rincorrerci? E vai!”. Vi garantisco che non esiste marato­neta che possa vincere su un cane!

2) Attiriamo la sua attenzione nel momento del richiamo: niente toni tristi o peggio arrabbiati, ma usiamo toni allegri e felici, come se avessimo vinto alla lotteria. Il momento del suo ritorno da noi deve essere sempre essere fonte di pia­cere, e mai motivo di timore: premia­molo appena arriva da noi con boc­concini, carezze o parole di lode.

3) Non leghiamolo e non portiamolo via dal gioco ogni volta che lo richiamiamo, altrimenti assocerà presto il comando a una cosa negativa: “Mi chiama? O no, dobbiamo già andare a casa!”. Mentre siamo in area cani o liberi per i boschi chia­miamolo ogni tanto, premiamolo e lasciamolo tornare alle sue faccende.

4) Quando lo richiamiamo, se fatica a tornare muoviamoci in direzione opposta e, se possibile nascondia­moci, in modo che noi possiamo vedere lui, ma non lui noi. Rimarrete stupiti dalle corse che farà per veni­re a cercarci.

5) Non sgridiamo o puniamo mai il cane che torna da noi dopo troppo tempo, sarebbe controproducente e la volta dopo sarà ancora peggio.

È bene dire, però, che ci sono alcune razze, come i segugi, che faranno sempre molta più fatica di altri a tor­nare al richiamo perché quando seguono piste odorose, tutti gli altri sensi vengono abbandonati, com­preso l’udito. Se abbiamo un beagle, un setter o un breton, quindi, oltre a quanto detto sopra dovremo armar­ci di pazienza, costanza e fiducia. L’esplorazione è una caratteristica intrinseca nel loro DNA, non posso­no farne a meno. Le prime volte che vi eserciterete con il richiamo assi­curatevi di essere in aree recintate o comunque più che sicure, la base per una buona relazione è l’aver acquisito una buona fiducia l’uno nell’altro e per questo ci vuole tanto tempo.

Arcaplanet, Molo 8.44

via Montegrappa, 1

Vado Ligure (SV)

Aperto tutti i giorni, anche la domenica, dalle 9.00 alle 20.00

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