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Imperia, processo a Simona Del Vecchio: spunta la tesi del complotto ai danni dell’ex responsabile di Medicina Legale

Un interrogatorio pressante, quello della Pradella, che ha messo sotto torchio l'imputata

Imperia. Ci sarebbe stato un “complotto” ai danni della dottoressa Simona Del Vecchio, ex responsabile di Medicina Legale della ASL1 imperiese, finita sotto inchiesta con l’accusa di aver firmato, nel 2015, certificati necroscopici senza aver mai visto le salme. Interrogata dal pubblico ministero Grazia Pradella, di fronte al collegio presieduto dal giudice Donatella Aschero con a latere i giudici Laura Russo e Caterina Lungaro.

Nel rispondere alle domande del pm, che si è avvalso delle trascrizioni delle intercettazioni telefoniche e dei rilevamenti gps, oltre che dei pedinamenti della Guardia di Finanza, per costruire la tesi accusatoria nei confronti del medico, la dottoressa Del Vecchio ha detto che alcuni certificati sarebbero stati compilati a sua insaputa, in quanto a volte le “capitava di firmare certificati in bianco prima di compilarli”, certificati che poi qualcuno avrebbe preso e portato altrove, utilizzandoli senza che lei lo sapesse. Tanto che, ha aggiunto la Del Vecchio, “in molti dei miei morti contestati, io sono in ferie, non sono in servizio”.

Un interrogatorio pressante, quello della Pradella, che ha messo sotto torchio l’imputata facendo emergere tutte le incongruenze rilevate con mesi di indagini, durante le quali la Del Vecchio è stata seguita passo passo dagli uomini delle Fiamme Gialle. Nel rispondere, l’ex responsabile di Medicina Legale dell’Asl 1 imperiese, ha dapprima parlato del certificato di Berlino, necessario per il trasferimento delle salme all’estero (nel caso di trasporto al forno crematorio di Nizza, ad esempio): “Bisogna ricopiare quello che già dice il necroscopico”, si è difesa l’imputata, “Lasciavo firmati i certificati delle convenzioni di Berlino dove vengono riportati i dati del certificato necroscopico che avevo già compilato io”. Quando il giudice, per avere un chiarimento, ha chiesto al medico se avesse mai firmato in bianco certificati necroscopici, la Del Vecchio ha replicato: “Assolutamente no, poi se li ho lasciati e qualcuno li ha sottratti… non so. A volte, quando li compilavo io, li firmavo prima e poi magari ricevevo una telefonata e dovevo uscire dalla stanza”.

Per giustificare alcune possibili “mancanze”, la Del Vecchio ha anche parlato dei suoi problemi di salute che spesso la costringono a farsi accompagnare in auto dal marito in quanto impossibilitata a guidare. Potrebbe essere questo, secondo l’imputata, il motivo per cui il gps della Panda aziendale che aveva in dotazione non aveva rilevato i suoi spostamenti, facendo ipotizzare il fatto che il medico non avesse nemmeno visto la salma del defunto di turno prima di firmare il certificato necroscopico. Ipotesi, questa, “smontata” dal pubblico ministero.

“Come mai la finanza che l’ha seguita tutto il giorno non l’ha vista che si recava in ospedale a vedere la salma?” ha chiesto Grazia Pradella. “Non lo so, ho fatto delle ipotesi…”, ha replicato Simona Del Vecchio. “No, lei non ha fatto ipotesi, lei mi ha detto che l’aveva accompagnata suo marito”, ha detto allora il pm, che alla risposta del medico “sì, perché non stavo bene”, ha aggiunto, “Ma le sto dicendo che lei è stata seguita tutto il giorno, e lei non è andata a Bordighera (dove si trovava la salma, n.d.a.): è andata in un bar, è andata in via Nizza, è andata da Fortesan e stava bene, era in grado di deambulare”.

E in un altro caso, per difendersi dall’accusa di non essersi recata dove si trovava la salma, la Del Vecchio ha dichiarato di usare “una Vespina per muovermi più in fretta, per questo non risulta il gps”. “Il problema è che a noi il gps risulta da un’altra parte: era a fare spese private con le amiche”, ha replicato a quel punto il pubblico ministero.

Per quanto riguarda il fatto che alcuni parenti dei defunti hanno dichiarato agli inquirenti di non aver mai visto il medico legale in casa loro, la Del Vecchio si è giustificata dicendo di non avere nessuna necessità di parlare con loro, per cui spesso entrava nelle case e per non disturbare il figlio, il marito, il padre “che stavano riposando” ha visionato i cadaveri senza annunciarsi. “Ma da quando il medico legale entra di soppiatto nelle case?”, ha chiesto a quel punto la Pradella.
Ma non solo le testimonianze dei  parenti dei defunti hanno “inchiodato” il medico legale: a farlo sono stati anche alcuni addetti delle pompe funebri, che nel corso delle precedenti udienze hanno dichiarato che la Del Vecchio non vedeva le salme. Dichiarazioni che, secondo la donna, sono state fatte in quanto lei non stava “molto simpatica alle onoranze funebri con le quali avevo discusso: avevo detto che i morti me li dovevano lasciare spogliati e me li facevano trovare nella bara”.

Entrando nel merito del complotto nei suoi confronti, la dottoressa ha raccontato un episodio particolarmente inquietante: “Un pomeriggio sono tornata in ufficio. I computer erano rimasti accesi, ma il monitor era nero. Quando ho mosso il mouse è apparsa una scritta e mi sono resa conto che nelle dichiarazioni c’era il mio nome. Venivo definita una troia, bastarda, stronza, puttana…. Era scritto anche che sarei stata fatta fuori così come era stato fatto fuori un ricercatore di Roma”. 

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