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Imperia, albanese condannato per usura a due anni e 4 mesi di reclusione. L’avvocato: “Faremo appello”

Dritan Idrizaj era stato arrestato nel luglio del 2011 dai carabinieri di Imperia

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Imperia. Il collegio del tribunale di Imperia, presieduto dal giudice Donatella Aschero con a latere i giudici Laura Russo e Caterina Lungaro, ha condannato in primo grado Dritan Idrizaj a due anni e quattro mesi di reclusione e 6mila euro di multa per usura ai danni di Giuseppe Garibaldi. All’abanese verranno confiscati anche 10mila e 400 euro a titolo risarcitorio.
L’imputato è stato invece assolto in formula piena perché il fatto non sussiste per i reati di usura e truffa ai danni dell’imprenditore Celentano, reati per i quali era stato arrestato nel 2011 e aveva trascorso un anno di reclusione tra carcere e arresti domiciliari. Idrizaj è stato inoltre assolto, per non aver commesso il fatto, dall’accusa di estorsione a Carmela Marrella.

Per l’imputato il pm Stefania Brusa, sostituta oggi dal collega Lorenzo Fornace, aveva chiestouna condanna a 3 anni. L’avvocato Carlo Biondi del foro di Genova, difensore di Idrizaj insieme al collega Marco Iovino, aveva invece chiesto l’assoluzione da tutti i capi di imputazione.

“Ci riteniamo abbastanza soddisfatti”, ha dichiarato l’avvocato Biondi al termine del processo, dichiarando che alla fine il suo assistito era stato assolto per i fatti che lo avevano portato in carcere, “Faremo appello a questa sentenza non appena il giudice depositerà le motivazioni”.

Dritan Idrizaj era stato arrestato nel luglio del 2011 dai carabinieri di Imperia, al termine di un’indagine durata due anni, coordinata dal pubblico ministero Maria Antonia Di Lazzaro. In manette, oltre all’albanese, gestore di esercizi di ristorazione tra cui una nota pizzeria di Pietra Ligure, era finito anche Lek Bibaj, all’epoca dei fatti imprenditore edile residente a Loano e ora tornato in Albania. Gravissime le accuse contro l’uomo, considerato il “cervello” di una banda di albanesi che per diversi mesi avrebbe tenuto in scacco alcuni imprenditori locali in difficoltà economiche. Complice anche un aspetto gentile e apparentemente innocuo, Idrizaj avrebbe avvicinato le vittime con i suoi modi amichevoli, proponendo di aiutarle con piccole somme di denaro (da qualche centinaio a qualche migliaio di euro), che avrebbero poi restituito con comodo.

Le testimonianze raccolte dai carabinieri e i verbali prodotti avevano portato all’arresto di Dritan Idrizaj e Lek Bibaj e alla denuncia di altri due albanesi: Lulezim Talka, latitante dopo essere stato colpito da un ordine di arresto nell’ambito di indagini sul traffico internazionale di stupefacenti, e Pavlin Bibaj.

Nelle scorse udienze era stato interrogato Giuseppe Garibaldi: un interrogatorio difficile, quello della vittima di usura, che per quasi due ore aveva continuato a ripetere di non ricordare nulla di quanto successo nel 2011. Alla fine, il presidente del collegio, dopo aver chiesto al teste se avesse paura di qualcosa o se fosse stato minacciato, ha richiesto che venissero requisiti i verbali con le dichiarazioni rilasciate ai carabinieri, che avevano contattato Garibaldi dopo aver trovato un assegno dell’azienda edile in cui lavorava nelle tasche di Dritan Idrizaj.

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