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Imperia, AIDDA a fianco delle imprese non pagate da Rivieracqua foto

"Sono molte le aziende che rischiano di non riuscire a reggere questo squilibrio finanziario e non è chiaro quale sia il motivo reale che ha bloccato i pagamenti dei fornitori da oltre 7 mesi"

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Imperia. L’AIDDA, associazione italiana donne dirigenti d’azienda, si schiera a fianco delle imprese non pagate da Rivieracqua:

“AIDDA si schiera al fianco delle imprese locali che negli ultimi mesi si trovano ad affrontare una grave crisi economica, creata da una situazione a dir poco surreale, a causa dei mancati pagamenti della società pubblica Rivieracqua, attiva da meno di 3 anni e già, pare, al capolinea.

Sono molte le imprese che rischiano di non riuscire a reggere questo squilibrio finanziario, mentre, in un continuo rimpallo di competenze e responsabilità, non è chiaro quale sia il motivo reale che ha bloccato i pagamenti dei fornitori da oltre 7 mesi. Fornitori che, nonostante tutto, con grande coscienza e rispetto nei confronti di tutti i cittadini, continuano a svolgere tutti i servizi, pagando stipendi e anticipando spese per diverse centinaia di migliaia di euro.

Come già riportato in alcuni articoli, se i fornitori non riusciranno più a mantenere i servizi, e quindi non verranno fatte tutte le manutenzioni necessarie ai sistemi fognari, ci saranno gravi ripercussioni sul benessere dei cittadini, sull’inquinamento delle acque e, per conseguenza, sulla stagione balneare, a questo punto il problema non sarebbe più solo delle imprese creditrici, ma si allargherebbe a tutti gli imprenditori del settore turistico, anche alle nuove professioni entrate a far parte del repertorio appena approvato dalla egione, sul marchio Riviera dei fiori, producendo un “disastro” economico a livello locale di ampissime proporzioni, con un effetto domino imprevedibile.

Non dimenticando, come sottolineato nei giorni scorsi dai rappresentanti sindacali, che il rischio di stabilità delle imprese diventa anche rischio di perdita di posti di lavoro per i collaboratori che sono impiegati presso le stesse, in un contesto già esistente di grave disoccupazione”.

 

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