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Il sanremese Samuele e un sogno chiamato cinema: “Bussai alla porta di Luise Rainer e lei mi mostrò i suoi Oscar” foto

Dai primi corsi al liceo all'ammissione allo Stabile di Genova, il giovane ripercorre i momenti indimenticabili che hanno costellato il suo percorso di aspirante attore

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Sanremo.Ricordo che fin da bambino, quando andavo al cinema, alcuni personaggi mi rimanevano talmente impressi che per giorni continuavo a pensare come sarebbe stato vivere tante avventure con loro”. Così il 21enne sanremese Samuele Nazionale inizia a raccontare come sono nate le sue passioni per il cinema e il teatro, che oggi gli hanno permesso di entrare a far parte di una delle principali scuole per recitazione d’Italia, quella del Teatro Stabile di Genova.

Il mio amore incondizionato per il teatro e il cinema è scoppiato per caso – ricorda Samuele a R24Young –. Ho iniziato quasi per gioco a frequentare il Laboratorio teatrale del Liceo Cassini e da lì è cominciato tutto. Al primo anno inscenammo Tristano e Isotta: quando mi assegnarono la parte di Tristano non mi sembrò vero. Sentendomi addosso un grande onore ma anche una grande responsabilità, cominciai a comprare manuali di recitazione e a studiarli per conto mio. E da lì partì anche la mia grande impresa: se si vuole imparare, secondo me, bisogna imparare dai migliori, quindi incominciai a studiare tutte le interpretazioni di attori e attrici candidati e vincitori ai Premi Oscar: proprio tutte, dal 1929 a oggi!

Samuele cita una frase di Joan Crawford, sua ispirazione da un sacco di tempo: ”Joan Crawford, che metto nell’olimpo delle mie ispirazioni, insisteva in modo stacanovista sul crearsi una routine lavorativa da rispettare con rigore incondizionato”. E così lui ha fatto, creando la sua routine tra scuola e passioni. E finito il liceo, sacrificio dopo sacrificio, Samuele è andato incontro al suo sogno tentando il provino allo Stabile di Genova, tra le migliori scuole di recitazione italiane.

Tuttavia, ”L’anno scorso non sono riuscito ad entrare. Ero sconfortato. Sapevo per certo che avrei voluto continuare su questa strada e che quella sarebbe stata solo la prima di tante difficoltà e tanti ostacoli. Decisi quindi di continuare a studiare e aspettare le audizioni dell’anno successivo, cambiando un po’ aria per poter crescere anche come persona”. Il giovane aspirante attore si è allora recato a Londra per un anno. Nella capitale britannica ha seguito i corsi di recitazione della prestigiosa City Academy, facendo anche qualche lavoretto per essere economicamente indipendente.

Nei teatri di Londra ha potuto ammirare grandissimi attori, tra cui Glenda Jackson, Ian McKellen, Mark Rylance, Imelda Staunton, Ed Harris, Amy Madigan, Sophie Okonedo e Audra McDonald. Con alcuni ha avuto anche la fortuna di scambiare qualche parola: ”Una cosa che mi ha colpito è stata la loro grande gentilezza: al termine degli spettacoli uscivano e concedevano con grande piacere foto e autografi a tutti gli spettatori che li desiderassero”.

Sempre mentre si trovava nella City, un giorno si fece coraggio e decise di comprare un mazzo di fiori per Luise Rainer e portarglieli a casa: ”La prima volta che andai a Londra ero in terza superiore. Sapevo che in un maestoso appartamento nel quartiere di Belgravia, nella casa che era stata di Vivien Leigh, viveva da tempo Luise Rainer, la prima attrice a vincere due premi Oscar. Era il 2014 e aveva ben 104 anni. Un pomeriggio con il coraggio e quel po’ di sfacciataggine che solo i ragazzini che inseguono un sogno hanno, suonai il campanello. Mi aprì una delle sue domestiche, prese i fiori e glieli portò. Non mi sarei aspettato cosa sarebbe successo dopo. Nella lettera che accompagnava il mazzo avevo scritto la mia storia lasciando i miei contatti. La sera stessa mi chiamò sua figlia Francesca, dicendomi che la signora Rainer mi voleva conoscere. Il giorno dopo la diva mi accolse in casa sua e trascorremmo il pomeriggio insieme. Mi raccontò di teatro, cinema, della Golden Hollywood, del bianco e del nero. Ad un certo punto mi fece persino vedere gli Oscar: non scorderò mai la sensazione di stringerne uno. Ad oggi quel giorno resta il ricordo più bello della mia vita”.

Dopo tutte le opportunità raccolte a Londra, nel mese di febbraio di quest’anno Samuele è riuscito a coronare il suo sogno e ad entrare allo Stabile di Genova. Un grande traguardo per il quale si è impegnato molto: ”Per l’audizione ho preparato una lunga battuta di Brick da ‘Cat on a Hot Tin Roof’ di Tennessee Williams e la poesia ‘Alba’ di Caproni. Una settimana dopo è arrivata la chiamata. Ero a fare una passeggiata con un’amica: le è bastato vedere la mia faccia per capire. Ho pianto di felicità” .

La vita all’interno della scuola di recitazione genovese è molto intensa: le lezioni durano circa 9 ore al giorno, più lo studio che bisogna portare avanti a casa e si torna a fine giornata esausti, ”ma – come Samuele sottolinea – con una soddisfazione senza pari: non si vede l’ora che sia la mattina successiva per poter incominciare di nuovo. E’ un ambiente straordinario e una fase meravigliosa della mia vita. Perché del resto, come dice Sophia Loren, quando la passione è vera non è mai un sacrificio’‘ .

Tra i tanti momenti indimenticabili che stanno costellando la vita del giovane sanremese, ve ne è un altro che merita di essere ricordato: “Durante il Festival di qualche anno fa, ebbi occasione di incontrare Nicole Kidman, che si trovava a Sanremo in qualità di super ospite. Dopo una lunga attesa la vidi in lontananza che stava salendo su una limousine da un’uscita secondaria dell’hotel in cui alloggiava. Corsi come non ho mai corso in vita mia. Benché il bodyguard la stesse gentilmente spingendo dentro la vettura, lei gli fece segno di no e gli disse che pochi minuti con me non le sarebbero costati nulla. Fu gentilissima e quando le chiesi una fotografia assieme tremavo talmente tanto dall’emozione che ridendo prese il telefono e scattò lei stessa il nostro selfie. Anche un fotografo ci immortalò insieme. Adrenalina ed endorfine a palla per i due giorni successivi“.

Se prima la recitazione era la mia priorità, ora posso dire felicemente che grazie a questa grande opportunità sia molto di più: la cosa che mi rende me stesso e mi totalizza come persona: il mio tutto”, conclude Samuele a cui facciamo il nostro più grande in bocca al lupo!

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