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Giovani che non studiano né lavorano: il sanremese Andrea: “Mi considerano un fallito, io non mi sento tale”

In provincia di Imperia i "neet" sono il 13,3% dei ragazzi tra i 18 e i 35 anni. Il numero è destinato a crescere con ripercussioni davvero preoccupanti

Imperia. Nel 2050 saranno quasi 6 milioni le persone a rischio povertà. È questo il dato allarmante che emerge dalla ricerca condotta dal Censis, Centro studi investimenti sociali, mostrando come il numero di persone occupate sia destinato a calare vertiginosamente da qui ai prossimi 30 anni.

Ma quale è la ragione di tutto ciò? Nel prossimo futuro il numero di ragazzi con un posto di lavoro si ridurrà ulteriormente rispetto ai giorni nostri in cui la situazione si presenta già in modo critico e questo si verificherà non solamente per la mancanza di posti di lavoro, ma il numero dei giovani inoccupati crescerà principalmente e sorprendentemente proprio per scelta di questi ultimi.

Stiamo parlando dei “neet”, termine tratto dall’acronimo inglese “not engaged in education, employment or training”. Si tratta di ragazzi tra i 18 e i 35 anni che scelgono di non proseguire gli studi e di non trovare un’occupazione, rimanendo sospesi in un limbo che li porta ad essere invisibili per la società in cui vivono.

Secondo l’Istat, in provincia di Imperia rientra in questa categoria il 13,3% dei giovani contro la media europea dell’11,5%: un fenomeno davvero preoccupante. Al riguardo, R24Young ha incontrato il “neet” Andrea, 25enne di Sanremo, per capire quali siano le ragioni che spingono un numero sempre più crescente di giovani ad intraprendere un percorso di vita così estraniante.

Tutto è cominciato osservando le esperienze di amici e conoscenti – inizia a raccontare Andrea -. Molti hanno proseguito il loro percorso di studi e la percentuale di coloro che hanno trovato un posto di lavoro nel campo in cui hanno conseguito la laurea è esiguo. Chi invece post maturità ha deciso di buttarsi nel mondo del lavoro ha trovato la strada sbarrata e si ritrova a lavorare stagionalmente senza raggiungere una situazione di stabilità”. L’esperienza negativa di altri coetanei ha dunque influito sulle decisioni di vita di questo ragazzo e anche di molti altri come lui, una paura di fallire e di rimanere “scottati” che impedisce di partecipare e mettersi in gioco, caratteristica che invece dovrebbe essere tra le principali di un giovane.

Molti mi considerano un fallito, ma io non mi ritengo tale. È meglio fare un lavoro umile e sottopagato per 12 ore al giorno oppure dedicarsi a sé stessi in vista di qualcosa di più gratificante? Io scelgo la seconda opzione”, sentenzia il giovane sanremese, sicuro della sua scelta.

Credo fortemente nelle mie capacità e spero che in futuro ci possa essere un buon lavoro anche per me. Per adesso ho deciso di fermarmi e di prendermi un periodo di pausa in vista di una situazione lavorativa più rosea per il nostro paese, ma soprattutto per la nostra provincia che non offre opportunità di crescita per i ragazzi della mia età”.

Andrea racconta anche ciò che fa per occupare il suo tempo durante la giornata: “Esco con gli amici, vado al cinema, ma leggo anche molti libri, mi piace conoscere. Non frequentare l’universitá e non lavorare non fa di me una persona ignorante, ho semplicemente deciso di percorrere una strada che sia tutta mia e non imposta dalla società”.

Ma cosa ne pensa la sua famiglia di tutto ciò? I genitori approvano la sua scelta?Fortunatamente mamma e papà possono ancora mantenermi e accettano silenziosamente la situazione. Non ne parliamo a dire la verità, so che questa mio attuale percorso di vita non li rende particolarmente orgogliosi di me, ma verrà il mio momento e capiranno che questa decisione non è stata un errore”.

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