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Finanziamenti a cultura e istruzione: Italia fanalino di coda. Il sanremese Tommaso: “Da culla delle arti a regno dell’incompetenza” foto

Prima a Nizza e poi a Valencia per un master in Studi internazionali e dell'Unione europea, il 25enne commenta la situazione negativa che sta attraversando il Paese circa la formazione dei giovani

Imperia. L’Italia investe poco o nulla nel settore istruzione e cultura. E’ questo il dato preoccupante che emerge dall’indagine svolta dall’Eurostat che vede la Penisola fanalino di coda d’Europa negli investimenti dedicati al campo della formazione dei più giovani.

Basti pensare che solo il 4% del Pil nazionale è impiegato per migliorare la preparazione dei cittadini di domani, rispetto alla media europea fissata al 4,9%. Rispettivamente appena l’1,1% dei fondi italiani è destinato alla cultura, conquistandosi l’ultimo posto in classifica preceduti dalla Grecia, mentre all’istruzione è riservato appena l’8,5% delle risorse economiche del Paese.

Non si fa fatica a credere a questi dati, i fatti parlano da sé, è chiaramente visibile a tutti il fatto che il livello di preparazione dei giovani sia sceso vertiginosamente negli ultimi anni e questo spaventa sapendo che saranno proprio questi stessi giovani a dover prendere le redini dell’Italia un giorno non molto lontano.

Il giovane sanremese Tommaso Ventimiglia, 25 anni, si è espresso in merito a questa situazione negativa che in brevissimo tempo ha trasformato un paese che in passato era culla delle arti in una realtà che non punta e non investe più sulla cultura e sull’istruzione dei giovani.

In seguito agli studi superiori che ho svolto a Sanremo, ho deciso di proseguire  il mio percorso accademico all’estero, precisamente ho studiato lingue straniere applicate presso l’Università Sophia Antipolis di Nizza e a seguire ho conseguito il master in Studi internazionali e dell’Unione europea presso l’Università di Valencia. Questa mia scelta non è stata dettata da una mancanza di fiducia nell’università italiana che ha sicuramente degli aspetti positivi, ma purtroppo ne ha anche tanti, troppi negativi. Ho scelto di recarmi all’estero principalmente per approfondire lo studio delle lingue, non nego però che un paese come la Francia sia infinitamente più avanti dal punto di vista didattico rispetto al mio paese d’origine“, dichiara Tommaso.

Cosa rimprovera questo giovane sanremese alla scuola italiana? Cosa secondo lui non funziona? “Penso che il problema grosso della scuola italiana sia il fatto che non prepari concretamente ad una professione, tutto ciò che si insegna è prevalentemente teorico, la pratica è poco valorizzata o spesso manca totalmente. Trovo che questo modo di insegnare sia stantio, mentre la scuola all’estero è in continua evoluzione“.

Tommaso, da profondo amante della propria terra, ha le idee ben chiare per rilanciare il territorio e risollevare culturalmente la provincia: “Cosa sogno per la mia città, Sanremo, e in generale per la nostra zona? Un’università. Sono perfettamente a conoscenza che sia un sogno utopico, ma non posso fare a meno di pensare a quanti benefici tutto ciò potrebbe portare: svecchiamento della popolazione, il mercato immobiliare ripartirebbe, ma soprattutto tanti ragazzi non sarebbero più costretti a lasciare il luogo natio per la propria formazione“.

Tra le molte proposte fatte negli ultimi mesi dal governo italiano per risollevare le sorti della scuola italiana, una non è particolarmente andata a genio al 25enne sanremese: “Trovo che eliminare un anno di superiori sia impensabile, non ha senso prendere a modello un altro paese, con le sue problematiche e i suoi lati positivi, e provare ad applicare la sua strutturazione perché i nostri problemi e i nostri pregi sono ovviamente completamente diversi. Basterebbe rafforzare i punti di forza e migliorare tutto ciò che non funziona senza necessariamente copiare altri stati. Il bene di un paese non è necessariamente il bene di un altro“.

A mio modesto pare – prosegue Tommaso -, il punto centrale è che prima di cambiare il sistema dovrebbero cambiare le persone. Le Amministrazioni sono spesso incompetenti, anche avendo più fondi destinati al campo dell’istruzione penso che la situazione non cambierebbe di molto. Gli insegnanti spesso sono impreparati, ma soprattutto svogliati e questo non è accettabile. L’istruzione dovrebbe essere la nostra punta di diamante in ricordo di ciò che il nostro paese è stato da sempre: una terra di artisti e uomini di cultura“.

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