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Bordighera, importante convegno allo Zeni sul mondo del lavoro: ecco di cosa si è parlato

Donne e giovani i più penalizzati e il tasso di natalità diminuisce

Bordighera. “Abbiamo tracciato le caratteristiche principali dell’attuale mercato del lavoro, segnalando i miglioramenti innegabili che ci sono stati negli ultimi anni, con un aumento del tasso di occupazione di circa 600mila nuovi lavoratori dal 2014 al 2016. Abbiamo segnalato una diminuzione del tasso di disoccupazione giovanile, femminile e generale, ma abbiamo nello stesso tempo dovuto sottolineare la permanenza di alcuni gap che rimangono molto serrati sia di genere che relativi all’età più giovane”. Lo ha dichiarato la dottoressa Concetta “Cathy” Vaccaro dell’Italian Health Policy Brief (Iniziativa Parlamentare e Legislativa per la Salute e la Prevenzione), che ieri sera è intervenuta nell’incontro-dibattito “Il lavoro: traguardi da conquistare. Spazio a donne e giovani”, organizzato al cinema Zeni dalla dottoressa Mara Lorenzi con il proprio gruppo “Civicamente per Bordighera”.

“Alcune caratteristiche negative del mercato del lavoro”, ha aggiunto la dottoressa Vaccari facendo riferimento al numero di lavoratori a termine, a quelli che sono in part time involontario e alla quota di lavoratori che sono sovraistruiti, “Mostrano che le fasce più deboli del mercato del lavoro vedono una presenza maggiore di donne rispetto agli uomini e questo nonostante i miglioramenti. Un primo dato importante è proprio questo: il gap non si è colmato”.

“Questa difficoltà maggiore che le donne hanno sul lavoro”, ha spiegato l’esperta, “Fa pagare un prezzo complessivo alla comunità. Anche la professoressa Lorenzi ha sottolineato che una maggiore partecipazione delle donne al mercato del lavoro da sola garantirebbe un aumento del prodotto interno lordo che migliorerebbe la situazione complessiva del Paese”.

Solo il 48% delle donne è occupato: “Una quota di molto minore rispetto a quella degli uomini, che superano il 70%”, ha dichiarato la dottoressa, “Su 100 donne che vorrebbero lavorare, il 25% non ci riesce, mentre per gli uomini il tasso si abbassa al 18%”. Questo perché “le donne pagano un prezzo importante legato allo svolgimento dei compiti di cura dei familiari”, ha spiegato, “Le donne che hanno dei figli abbandonano prima il mercato del lavoro e comunque la partecipazione al mercato del lavoro è più ridotta tra quelle che hanno figli rispetto a quelle che non li hanno. Questa incombenza in più non riescono a condividerla perché non c’è stata una vera rinegoziazione dei ruoli familiari”. 
Ma anche le donne che lavorano, a casa poi si ritrovano a dover lavorare “un numero molto più significativo di ore di quanto non facciano i partner maschili e anche questo, in assenza di servizi in supporto alla famiglia, è un ulteriore carico che pesa sulle donne, sulle quali grave inoltre un sovraccarico assistenziale spesso anche per gli anziani”.

“Sul fronte dei giovani”, ha continuato l’esperta, “Abbiamo parlato di una stabilizzazione della precarizzazione che riguarda le giovani generazioni. Quasi un terzo dei giovani fino ai 34 anni ha un lavoro atipico, cosa che nelle altre classi di età è molto più marginale. Quello che abbiamo notato è che sempre di più per i giovani ci sono prospettive di lavoro in professioni meno qualificate e temporanee. Abbiamo parlato dei cosiddetti “lavoretti”, cioè di questa difficoltà a trovare un lavoro stabile, che non significa avere il posto fisso, ma significa avere la possibilità di cambiare lavoro trovandone un altro. Questo nel nostro mercato del lavoro non c’è ancora e ciò rende più difficile anche la prospettiva esistenziale delle giovani generazioni che fanno più fatica a costruirsi una famiglia e a fare un figlio: per questo la natalità in Italia è sempre più bassa. Il 65,3% dei giovani fino a 34 anni vive ancora in famiglia e procrastina così le tappe dell’ingresso nella vita adulta”.

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