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Ventimiglia, la scuola media Cavour all’incontro “Libera contro le mafie”

I ragazzi hanno seguito con grande attenzione il racconto di Mangiardi

Ventimiglia. Nel pomeriggio del giorno 20 febbraio gli alunni della scuola media Cavour plesso di Roverino e gli alunni della classi quarta e quinta della primaria di Airole hanno partecipato all’incontro organizzato in collaborazione con l’Associazione Libera contro le mafie in preparazione della XXIII giornata nazionale della memoria e dell’impegno per le vittime delle mafie (istituito con l’approvazione definitiva del Parlamento in data 1 marzo 2017).

Ha aperto l’incontro la dirigente scolastica Antonella Costanza che ha presentato la referente provinciale di Libera, Maura Orengo, Rocco Mangiardi, il testimone di giustizia che ha avuto i coraggio di opporsi alla ‘ndrangheta e di accusare i mafiosi a rischio della vita, Francesca e Giovanni Gabriele, i genitori di Dodò, quel bimbo di undici anni che rimase ucciso nel corso di una vendetta di mafia mentre giocava a calcetto nella città di Crotone.

I ragazzi hanno seguito con grande attenzione il racconto di Mangiardi che ha spiegato loro il valore della consapevolezza e della capacità di saper scegliere la strada giusta: quando ci si trova di fronte a chi ti ricatta, vuole il tuo denaro per lasciarti in pace e tu sai che con quei soldi farà altro male l’unica scelta giusta è quella di dirgli di no e di rivolgersi alle autorità.

Lui lo ha fatto, i suoi famigliari sono rimasti sempre dalla sua parte e lui è contento perché ha potuto denunciare i mafiosi, li ha accusati davanti a tutti in tribunale e ha ottenuto giustizia. Rocco Mangiardi adesso ha sempre con sé una scorta di polizia perché è stato minacciato, ma ne va fiero perché ha fatto la cosa giusta e si sente più libero così.

In seguito sono intervenuti gli alunni della scuola di Airole che hanno consegnato a Francesca, la mamma di Dodò dei bellissimi disegni che ritraggono il bimbo che era loro coetaneo quando venne colpito insieme ad altre otto persone mentre esercitava un diritto di tutti i bambini: poter giocare libero e sereno.

Qualcuno dice che si trovava nel posto sbagliato al momento sbagliato, ma non è così: nel posto sbagliato c’erano i suoi assassini che avrebbero dovuto essere in carcere invece che lì. Anche per Dodò la giustizia è riuscita a condannare i criminali. Per questi genitori però la mancanza di un bimbo è incolmabile, ma la presenza di tanti bambini e la loro partecipazione generosa e dolce ha almeno in parte restituito affetto e amore, come ha detto uno di loro.

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