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Tentò di estorcere denaro all’ex comandante dei pompieri, chiesta condanna a 14 mesi per un’impiegata

Aveva minacciato l’ufficiale di rivelare una relazione extraconiugale

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Imperia. Un’impiegata del ministero dell’Interno, Mirella Marzola, vice collaboratore amministrativo, in servizio al comando dei vigili del fuoco di Imperia è finita sotto processo per tentata estorsione nei confronti dell’allora comandante Vincenzo Giordano che nel 2008 era arrivato in città.

Il pm Alessandro Bogliolo ha chiesto una condanna a  un anno e nove mesi di reclusione e 1800 euro di multa, ma con le attenuanti un anno e due mesi e 1200 di multa. L’avvocato difensore Bruno Di Giovanni ha chiesto l’assoluzione. Il processo è stato aggiornato al 30 marzo per la sentenza.

La donna, secondo l’accusa, avrebbe minacciato l’ex comandante dei vigili del fuoco Vincenzo Giordano di rivelare una relazione extraconiugale alla moglie durante una missione post terremoto ad Aquila. Tutto si sarebbe “aggiustato” dietro il pagamento di una somma di denaro. Il funzionario si è costituito parte civile, (a sua volta finito sotto processo è stato assolto in primo grado e in appello anche dall’accusa di peculato ndr)

Fu in una discussione dai toni piuttosto accesi dovuta ad uno spostamento d’ufficio che l’impiegata si sfogò appena uscita dall’ufficio del funzionario urlando nel corridoio che gliela avrebbe fatta pagare “sia sotto il profilo personale che professionale”, aveva raccontato in aula Giordano rispondendo alle domane di pm, giudice, parte civile e difesa. “Avevo ricevuto anche alcuni messaggi sul cellulare dove la signora mi faceva pressione sostenendo che la mia missione poteva arrivare alle orecchie di mia moglie. Diceva di avere “materiale scottante”, tipo preventivi gonfiati per il comando, ma anche fotografie relative alla vicenda della mia relazione con una donna durante la missione in Abruzzo. Io personalmente non avevo visto fotografie in possesso del mio autista”.

La vicenda del viaggio era il pretesto per fare pressioni sul funzionario e chiedere denaro dopo i torti subiti dall’impiegata e dall’autista in ambito lavorativo. Richieste che lasciavano supporre che fosse stato messo in atto un tentativo di ritorsione dopo una presunta vicenda di mobbing. “Il mio autista sapeva della relazione extraconiugale, ma a chiedermi i soldi era stata l’impiegata non il mio autista. E una volta aveva sentito il mio autista e l’impiegata discutere sostenendo che il comandante avrebbe pagato come un bancomat”, aveva riferito in aula il funzionario.

Una storia piuttosto torbida nella quale erano poi spuntate una serie di lettere spedite da un avvocato al funzionario che probabilmente contenevano altre pressioni. “Pressioni che avevo ricevuto dall’avvocato anche nel mio ufficio per conto del mio autista”, aveva detto l’ex comandante. La posizione del legale era stata poi archiviata.

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