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Sanremo, la band lo “Stato sociale” solidale con gli operai Fiat di Pomigliano: “Subiscono vessazione non accettata nemmeno dai tribunali” foto

I cinque componenti della band si sono esibiti con i nomi degli operai licenziati appuntati sul bavero delle giacche

Sanremo. “Come si chiama quella figura retorica tale per cui una parte vale per il tutto? La storia di Domenico, Marco, Antonio, Massimo e Roberto è l’esatta trasformazione in realtà di questo artificio linguistico. Cinque operai che subiscono da anni una vessazione non accettata nemmeno dai tribunali a cui si sono rivolti, vincendo la causa contro il Golia chiamato FCA e che vengono tenuti lontani dalla fabbrica perché sgraditi. Attraverso questo artificio abbiamo pensato di poter portare sul palco dell’Ariston le istanze di milioni di lavoratori, precari, disoccupati. Perché come ci ha detto Domenico: “le lotte funzionano solo dal basso verso l’alto e noi vorremmo che tutte le persone salissero sulla torre dei potenti per essere tutti uguali”. Ci siamo conosciuti e raccontati davanti ad un caffé, lontani dalle telecamere e dai microfoni. Ci siamo presi del tempo per guardarci in faccia perché prima di ieri esistevamo reciprocamente solo nei racconti degli altri, nei filmati, negli articoli di giornale”. Lo ha scritto, sulla propria fanpage di Facebook, il gruppo lo “Stato sociale”, arrivato secondo al Festival di Sanremo con il brano “Una vita in vacanza”.

Il gruppo ha continuato così il messaggio lanciato sul social network: “E quindi le canzoni possono far succedere delle cose? A quanto pare si e non si tratta del secondo posto al Festival, si tratta della possibilità di coprire le distanze e di prendersi sotto braccio, come faresti con un amico verso il bar o in una piazza piena come quella di ieri a Macerata. Nicola fa spesso questa domanda: “i luoghi sono di chi li possiede o di chi li abita?”, a noi piace pensare che i luoghi siano di chi li abita, le città siano di chi le vive, i posti di lavoro di chi vuole condurre una vita gratificante anche in quella sede. Per troppo poco tempo abbiamo abitato quel palco e per troppo poco tempo abbiamo vissuto Sanremo assieme a Domenico, Marco, Antonio, Massimo e Roberto che sono venuti a trovarci per fare due chiacchiere e farci fare due risate rivelandoci il segreto della loro lotta: continuare a divertirsi malgrado tutto. Ci siamo detti cose belle e importanti che terremo per noi: perché è giusto, perché per ognuno di noi hanno assunto sfumature differenti e queste righe non sono la sede per parlarne.
Sono arrivati con uno striscione e delle magliette stampate per l’occasione con la scritta: “Sanremo chiama, Pomigliano risponde”. Sembra il titolo di un poliziesco anni ’70 e invece è il riassunto di come dieci persone apparentemente distantissime possano trovare un percorso comune. Come dice l’antico motto: together we stand, divided we fall.
P.S. apprendiamo solo ora che qualche minuto fa, cercando di portare la loro storia sul truck di Radio2, sono stati fermati e scortati in caserma. Non siamo esperti giuristi ma ci sentiamo di esprimere loro la nostra solidarietà, conoscendo la bontà delle loro intenzioni”.

operai fiat a sanremo

“Domenico Mignano, Marco Cusano, Antonio Montella, Massimo Napolitanoe Roberto Fabbricatore, operai Fiat di Pomigliano d’Arco. Sono questi i cinque nomi che sono saliti con noi sul palco dell’Ariston. La loro storia è solo uno dei tanti esempi di come il lavoro in questo paese pesi sulle vite delle persone, troppo spesso degradando la loro dignità”, avevano spiegato gli artisti prima di esibirsi all’Ariston, “Abbiamo pensato che un brano il cui tema è quello del lavoro, seppur con leggerezza, potesse planare su un argomento sensibile e centrale per tutti noi. La speranza e il desiderio sono quelli che il futuro più prossimo possa portare ad un’inversione di rotta nelle politiche che da troppi anni non consentono di poter cercare la propria felicità e realizzazione attraverso il lavoro. La dedica è per tutti i lavoratori, i disoccupati, i precari, i cassaintegrati e chiunque ambisca a poter vivere una vita in vacanza, non forzata. Felicemente”.

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