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R24Young, disoccupazione giovanile: ragioniamoci su

Gli ultimi indici sono incoraggianti ma c’è ancora una generazione di giovani piena di sogni ferma a guardare un mercato del lavoro immobile

Sanremo. L’inizio del nuovo anno ha portato con sé due notizie importanti per i giovani italiani: il calo del tasso di disoccupazione (-7,2% in un anno tra gli under 25) ha dato uno scossone allo stallo in cui si trova da anni la gioventù (e non solo) italiana. Il numero di occupati è salito a 100mila in un anno, e il nuovo bonus assunzione punta a creare altri 423mila posti di lavoro.

Nonostante queste ultime trasformazioni del mercato del lavoro, la disoccupazione giovanile resta sempre ad un livello critico, essendo il doppio (32,7%) rispetto alla media europea (16,2%). Difatti, a livello europeo l’Italia detiene il record dei “Neet”: giovani che non lavorano e non studiano. Nel 2017 tra i 15 ai 29 anni erano 2,2 milioni, quasi 400mila in più rispetto a dieci anni fa.

Dando un occhio a questi dati pubblicati dal Sole24ore, gli economisti del giornale di Confindustria lanciano una domanda che sorge spontanea: quali sono le strategie che potrebbero essere messe in campo per dare ai giovani un ruolo più decisivo nel mondo del lavoro?

Una prima ipotesi sarebbe quella di lasciare spazio ai giovani: da anni in Italia vige la legge che a “comandare” è sempre il più vecchio. L’età pensionistica si alza sempre di più e i giovani rimangono isolati, senza opportunità, in una realtà precaria e instabile, dalla quale molto spesso l’unica soluzione per uscirne è partire. La “fuga di cervelli” come viene chiamata da molti, è un fenomeno ormai inarrestabile nel nostro paese.

Per far fronte a questa problematica un eventuale datore di lavoro non dovrebbe preferire l’esperienza di un lavoratore ormai giunto al culmine della sua carriera, ma al contrario dovrebbe cercare di dare fiducia alla nuova generazione, ovviamente con meno esperienza, ma con tanta voglia di fare.

L’aumento dell’età pensionistica applicato dalla legge Fornero ha aggravato maggiormente la condizione lavorativa in cui si trovano i giovani oggi. La soluzione, ovviamente dai tratti un po’ utopistici, sarebbe riuscire ad abbassare l’età pensionistica, in modo tale che i giovani riescano a entrare prima nel mercato del lavoro, perché stare troppo con le mani in mano porta sempre di più a prendere in considerazione di andare via dall’Italia per cercare altrove ciò che il nostro Paese non è in grado di offrire.

C’è una generazione di giovani piena di sogni che potrebbe fare molto in termini di innovazione e ricerca ma è ferma a guardare il mercato del lavoro immobile, senza richiesta e senza futuro.

(Articolo scritto dal team di R24Young sotto la supervisione della giornalista Veronica Senatore. Hanno collaborato Matilde Mancuso e Vittoria Battistotti)

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