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“Pesci rossi vivi nelle buste barbara tradizione”: la lettera di protesta al sindaco di Taggia Conio

"Quanti sanno che hanno bisogno di 100 litri d'acqua per non ammalarsi ?"

Taggia. L’amore e il rispetto per gli animali, da parte di alcune persone, non conosce vie di mezzo. Perché amare solo cani e gatti o, più in generale, quelle meraviglie pelose che scaldano i cuori e ci fanno venire voglia di coccolarle fino allo stremo?. Ed ecco che una turista, in visita per la prima volta, lo scorso 13 febbraio, al Carnevale di Arma, si lamenta di come vengono trattati i pesci rossi, chiusi loro malgrado nel classico sacchetto pieno d’acqua.

“Vogliamo finirla con questa retrograda usanza di regalare pesci rossi in buste di plastica durante la festa di carnevale? – scrive la donna su Facebook – Non sono gadget e non sono oggetti da esposizione,quanto di questi pesci sono arrivati vivi a casa delle persone che li hanno presi? Quanti sanno che hanno bisogno di 100 litri d’acqua per non ammalarsi? Scriviamo in massa al sindaco affinché abolisca questa barbara tradizione”

La “repimenda” non finisce qua, tanto che la turista scrive un mail al sindaco Mario Conio. Ecco qui di seguito il t
esto:
“Gentile sindaco, mi chiamo Evelina N. e le scrivo per portare la sua attenzione su una tradizione discutibile del vostro comune ,sono stata partecipe per la prima volta con mio figlio al vostro ben organizzato carnevale del 13 febbraio scorso, tutto molto carino se non avessi visto i partecipanti della festa con in mano dei sacchetti di plastica con pesci rossi in un misero dito d’acqua,ora,le chiedo,quei pesci rossi che fine potranno mai fare? Avete informato le persone a cui avete donato il pesce che abbisogna di almeno 100 litri d’acqua per poter vivere senza ammalarsi? Avete informato le persone su come devono essere alimentati e curati? Non sono gadget o oggetti da esposizione,Sono esseri viventi e senzienti,Sono sicura che la metà di quei pesci non sono neppure arrivati vivi a casa delle persone a cui sono stati regalati,ho chiesto spiegazioni all’organizzazione e mi hanno risposto che è una tradizione da ben 61 anni come se fosse un vanto, una giustificazione, le tradizioni vanno rispettate ma anche cambiate se ledono la libertà altrui. Anche se si tratta di un pesce perché ripeto,non è un oggetto da esposizione e tanto meno un animale da compagnia ma un essere vivente che vuole vivere nel suo habitat naturale,quando la finiremo di appropriarci della vita altrui? Un paese civilizzato sceglie un alternativa più ecologica ormai,non un essere vivente costretto in un sacchetto di plastica con due gocce d’acqua, solo perché non abbiamo la possibilità di comprendere il loro dolore e ascoltare il loro grido non significa che non soffrano,le chiedo di cambiare questa barbara tradizione ed evolvere la sua meravigliosa cittadina con altre idee regalo per il carnevale prossimo,sono sicura che ne guadagnerà di prestigio. Grazie per la sua attenzione,cordiali saluti”.

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