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Oltre 150 persone “calpestano” il confine per solidarietà con i migranti bloccati a Ventimiglia fotogallery

Durante la camminata solidale, alcuni attivisti hanno raccolto la sporcizia

Ventimiglia. Oltre 150 persone hanno preso parte all’iniziativa del “Collettivo Alpino Zapatista” e dall’”Ape Milano” che oggi hanno organizzato una marcia verso la Francia, percorrendo quella stessa strada che ogni giorno i migranti compiono con la speranza di raggiungere e superare il confine.

Ventimiglia, sul sentiero dei migranti

Dopo essersi radunati nel parcheggio antistante la chiesa delle “Gianchette”, gli attivisti hanno raggiunto la frazione di Grimaldi Superiore a bordo di auto. Da qui, zaini in spalla, hanno imboccato il sentiero che porta al “passo della morte”. Una camminata pacifica, costeggiando la montagna che segna il confine tra due Stati, con lo sguardo rivolto verso Mentone.

“Potresti non notarlo camminando tra il paesaggio, spaziando con lo sguardo sul mare”, si leggeva nella presentazione dell’evento pubblicata sulle pagine internet del collettivo, “Ma quel confine, chiuso, c’è e uccide. Più di tredici persone in un anno. Provare ad attraversarlo per qualcuno è un sogno. Più di un sogno. Un obbligo imprescindibile. Di là c’è la fine di un viaggio”. E ancora: “I sentieri tra Ventimiglia e Mentone sono vie semplici, bastano un paio di scarponcini da trekking e un po’ di attenzione per percorrerli. Sono posti bellissimi dove il mare tocca la montagna e si apre su vedute infinite. Qui da tempo i/le migranti provano a passare. Lo fanno spesso al buio, senza conoscere il terreno, senza le scarpe adatte. La polizia francese presidia e pattuglia, blocca gli sbocchi di queste vie. Lo fa solo con chi non ha la pelle bianca. Cerca, caccia, arresta, respinge, anche i/le minorenni. Il Sentiero della Morte dà l’illusione che Mentone sia lì ad un passo. Quasi un miraggio appena attraversata la rete che segna la frontiera. Il terreno però è infido, sbagliare non è difficile e se si cammina dritti verso la città si va incontro ad una scarpata di settanta metri. Chiudere i confini alle persone per spalancarli alle merci genera morte, produce schiavitù, arricchisce le mafie e i trafficanti, uccide la libertà di tutte/i. Crediamo che la montagna sia uno spazio di libertà di vita e di movimento. A cui nessuno può impedire l’accesso e dove non ha senso morire perché si è costretti/e ad affrontarla impreparati/e. Quello che sta succedendo sui monti del confine italofrancese riguarda tutti/e e tocca un senso di umanità che chi vive la montagna sente particolarmente sulla pelle”.

Ventimiglia, sul sentiero dei migranti

Questo il motivo per cui gli attivisti si sono radunati a Ventimiglia per “calpestare simbolicamente il confine di Ventimiglia”. “Un gesto simbolico di solidarietà” che “offre l’occasione di pulire e sistemare il sentiero in modo che non possa più rappresentare un pericolo per chiunque tenti di percorrerlo”.

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