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Morte di Matteo Maragliotti, tre consulenti per il giudice Botti

Le operazioni peritali inizieranno a marzo all'Università di Pavia

Imperia. “Accertare le cause della morte, valutare gli strumenti diagnostici e terapeutici, quindi le diagnosi del medico di base e del medico del pronto soccorso (pur non essendo imputato) e se hanno seguito le linee  guide o dalle buone pratiche medico-assistenziali ovvero valutandone l’adeguatezza delle terapie e la tempestività delle procedure diagnostiche. E ancora valutare se dopo la dimissione dal pronto soccorso bene ha fatto il medico al trattamento terapeutico prescelto e concordato con il paziente o con il suo legale rappresentante, nonché le eventuali controindicazioni estendo tale valutazione a tutte le figure mediche professionali coinvolte nella vicenda. Deve anche essere valutato se in base gli elementi in suo possesso dopo la dimissione dal pronto soccorso di Matteo Maragliotti fosse corretto o meno, da parte del medico di base, mantenere la diagnosi originaria di sinusite. Si dovranno valutare quali accertamenti sarebbero stati necessari per individuare le patologie a carico di Matteo Maragliotti chiarendo se tali accertamenti potessero essere compiuti o prescritti dal medico di base e si dovrà indicare se e quali terapie e o interventi avrebbero potuto evitare il decesso o rallentarne il decorso (con certezza, elevata probabilità o semplice probabilità). Si dovrà chiarire se tali terapie e o interventi potessero essere somministrate o prescritte dal medico di base, secondo il criterio della doverosa prudenza e diligenza. In particolare, il collegio dovrà valutare se la sospensione degli antibiotici somministrati fino al primo ricovero al pronto soccorso abbia contribuito a determinare il decesso di Maragliotti o comunque abbia contribuito ad accelerarne il decorso; si dovrà indicare sulla base delle conoscenze statistiche e dello stadio della malattia, al momento della prestazione d’opera e della relativa prognosi, quale sarebbe verosimilmente la durata della vita della vittima qualora non vi fosse stato un errore professionale”. Sono i quesiti ai quali il medico legale Yao Chen, l’infettivologo Renato Maserati e il neurologo Paolo Brambilla dovranno rispondere su richiesta del giudice Massimiliano Botti al processo per la morte di Matteo Maragliotti, il quindicenne deceduto quattro anni fa all’ospedale di Sanremo. E’ imputato il medico curante Roberta Thomatis accusata di omicidio colposo. L’inizio delle operazioni peritali è previsto a partire dal 12 marzo presso l’Università di Pavia. Operazioni che si concluderanno in un arco di tempo di 90 giorni. Parteciperanno anche i consulenti di parte per la famiglia Maragliotti Enzo Profumo quindi Andrea Francesco De Maria (infettivologo), il pm ha rinunciato al proprio consulente, mentre al difesa ha nominato il dottor Giovanni Palumbo che aveva testimoniato l’udienza precedente. L’udienza riprenderà il 9 luglio per discussione della perizia.

LA STORIA Il giovane, secondo l’accusa, il 21 gennaio 2013, era morto per una infezione celebrale non diagnosticata. Nel mirino è finito il medico curante di Matteo tanto che erano state acquisite dalla Procura le cartelle cliniche e interrogati numerosi testimoni; la perizia del medico legale incaricato dal magistrato ha avuto il compito di individuare eventuali imperizie di coloro che avevano seguito il caso dello studente imperiese. L’ipotesi accusatoria è che la gravità delle condizioni di Matteo sia stata sottovalutata che il caso sia stato trattato con superficialità, evitando ad esempio, nonostante il sintomo principale accusato dal ragazzo fosse un fortissimo mal di testa, di sottoporlo ad una Tac. La denuncia presentata ai carabinieri che ha fatto scattare l’inchiesta era stata presentata dai genitori di Matteo circa un anno dopo la morte del ragazzo. In quel lasso di tempo l’infettivologo genovese Enzo Profumo, su incarico degli stessi genitori, aveva eseguito una perizia. Risultati che sono finiti nel fascicolo della Procura di Imperia. Secondo quanto era emerso dall’autopsia all’origine dell’infezione ci sarebbe stata una forte sinusite, che avrebbe iniziato a manifestarsi un mese e mezzo prima del decesso, con il mal di testa come sintomo principale. Al reparto di malattie infettive di Sanremo, Matteo era stato portato dopo essere transitato ancora una volta dal pronto soccorso di Imperia. Il ricovero era durato solo poche ore: nella notte, le sue condizioni si erano aggravate, l’infezione aveva camminato inesorabilmente. Raggiungendo il cervello. Il quindicenne era entrato in coma. Era stato portato in Rianimazione. Ma il suo cuore, nonostante i tentativi dei medici, aveva smesso di battere.

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