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Imperia, il partito Potere al Popolo si presenta agli elettori

Così abbiamo aderito, abbiamo accettato la sfida

Imperia. “E’ sempre difficile tentare di spiegare razionalmente perché si decide di intraprendere un’avventura. Queste cose hanno di solito più a che fare con il cuore che con la mente, con la pancia, piuttosto che con la logica.
Eppure non si può dire che non abbiamo riflettuto, e molto, prima di aderire a Potere al Popolo; condividiamo quindi le ragioni che ci hanno convinto, sperando che con esse possano arrivarvi anche le emozioni, le sensazioni e le passioni che sono state l’autentico motore della nostra decisione.

La politica è arte nobile, e pratica. Non che le teorie, e più ancora le utopie, non siano importanti, ma perché queste siano ben formate e mirino davvero al raggiungimento del bene comune, è necessaria l’esperienza: non esiste sapere approfondito o attività eseguita correttamente che non affondi le sue radici nel toccare con mano, nel confronto quotidiano e costante con problemi, contraddizioni, intoppi e cambi di prospettive.

Del resto noi la politica l’abbiamo sempre fatta così: alzandoci ed agendo sul territorio, manifestando il nostro interesse o dissenso in strada, con e fra le persone, scontrandoci anche, se necessario, perché a voltarci dall’altra parte forse guadagneremmo in tranquillità, ma proprio non ce la facciamo.

E allora abbiamo organizzato campagne per l’acqua pubblica, per gli spazi sociali, per il diritto alla casa e alla sanità gratuita. Siamo andati, e siamo tutt’ora, a Ventimiglia per vedere da vicino come una terra di confine possa trasformarsi in prigione, per chiedere diritti e dignità per chi viene da lontano con un bagaglio culturale e personale che non ci spaventa, ma ci arricchisce ogni giorno di più. Da anni ci opponiamo al sistematico smantellamento della scuola pubblica operato da governi di tutti gli schieramenti, appoggiando studenti ed insegnanti nella convinzione che la cultura sia il più importante strumento di emancipazione per l’individuo e la più grande arma per una società migliore.

Siamo scesi in piazza per il lavoro, in difesa di precari e pensionati, abbiamo manifestato contro razzismo e fascismo, in difesa dell’ambiente e per la salvaguardia del territorio. Ci siamo interrogati sul nostro agire più quotidiano sperimentando nuove pratiche e stili di vita, facendo dei nostri ideali una condotta di vita costante e coerente, che ci ha esposti in prima persona, così come, pensiamo, è doveroso faccia qualsiasi cittadino che voglia attivamente contribuire al miglioramento della società in cui vive.

E facendo tutto questo abbiamo capito una cosa importante: quei valori di verità, giustizia ed equità a cui tutte le società aspirano non esistono come “entità metafisiche” già costituite, come ricette del medico da applicare con superficialità, ma nascono dal dialogo incessante con noi stessi e con gli altri, così che da un lucido ragionare insieme emergano prospettive condivise, porti sicuri in cui approdare temporaneamente, fino a quando non sarà necessario levare nuovamente l’ancora. Perché il mondo cambia e presenta problematiche nuove che è indispensabile affrontare con coloro che le vivono tutti i giorni, tutti insieme.

Per questo ogni nostra decisione è presa in assemblea, per questo non ci sono leader, né maestri, per questo rispondiamo tutti del nostro operato. Per questo ci è piaciuta la proposta dell’ Ex OPG Occupato – Je so’ pazzo di Napoli, che ha lanciato Potere al Popolo: perché ha un programma elaborato collettivamente e i candidati sono stati scelti fra coloro che si sono sempre spesi a difesa della collettività, perché non impone nulla, ma lascia la gestione delle problematiche dei singoli territori a coloro che quei territori conoscono bene e propone una reale concezione ascendente del potere, per la quale ad aver voce devono essere primariamente i deboli, i giovani, le donne, i lavoratori, i poveri e tutti coloro che da anni subiscono senza poter reagire, lo smantellamento dei diritti a cui ogni essere umano e cittadino dovrebbe avere accesso senza condizioni.

Così abbiamo aderito, abbiamo accettato la sfida. E per questo ai compagni e le compagne, politici e di viaggio, a tutti quelli che si trovano in sintonia con il nostro modo di pensare e di agire, chiediamo di fare lo stesso, in modo che quello a cui noi non abbiamo neppure ancora pensato, diventi materia su cui lavorare domani e ciò per cui ci stiamo battendo oggi diventi interesse anche di coloro che pensano di non avere voce in capitolo.
Alcune strade sono sterrate ed impervie, ma sai di doverci passare, perché sono le uniche a portarti dove vuoi andare, restano le strade più belle però, quelle che fai volentieri con i tuoi compagni di viaggio. Non è più tempo di stare alla finestra a guardare, è il momento di uscire e mettersi in cammino…”

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