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Imperia, i candidati di Potere al Popolo rispondono alla Coldiretti: “Non aderiremo alle vostre proposte”

"Non condividiamo assolutamente la vostra proposta di modificare il nome della cultivar taggiasca e di privatizzare, di fatto, un patrimonio comune", affermano gli esponente del gruppo politico

Imperia. I candidati di Potere al Popolo, Mauro Servalli, Renato Donati, Mary Albanese e Amelia Narciso, commentano le proposte di Coldiretti Imperia:

“Gentili membri di Coldiretti Imperia,
abbiamo ricevuto con piacere il vostro invito e abbiamo letto con attenzione le vostre proposte rivolte alle candidate e ai candidati alle Elezioni Politiche 2018.

Alcuni punti da voi proposti ci trovano assolutamente d’accordo, in particolare quelli riguardanti l’impegno a respingere gli accordi di libero scambio come il CETA o il TTIP e a rifiutare la logica degli arbitrati internazionali. Si tratta di misure antidemocratiche che promuovono unicamente gli interessi delle grandi multinazionali a discapito degli stati e dei loro cittadini, sacrificando diritti, salute e ambiente sull’altare dei profitti.

Siamo inoltre d’accordo sulla vostra battaglia per l’etichettatura dei prodotti alimentari: la trasparenza e la corretta informazione sono presupposti fondamentali di una scelta libera e consapevole da parte dei consumatori. Crediamo che questo non debba riguardare solo la provenienza di ogni prodotto, ma anche il rispetto di norme etiche e la garanzia che nella filiera non ci siano forme di sfruttamento.

L’agricoltura è sicuramente uno dei settori più importanti per il nostro territorio e, allo stesso tempo, uno dei più ignorati dalla politica istituzionale. Crediamo nella necessità di difendere e rilanciare soprattutto il ruolo dei piccoli agricoltori, che rappresentano un presidio fondamentale per le nostre vallate ma che risultano i più colpiti da una burocrazia troppe volte asfissiante. Proprio per l’importanza che diamo ai piccoli agricoltori e produttori, non condividiamo assolutamente la vostra proposta di modificare il nome della cultivar taggiasca e di privatizzare, di fatto, un patrimonio comune. Con la scusa di tutelare una produzione locale, si apre a un processo che accentrerà nelle mani di pochissimi la possibilità di utilizzare il nome “Taggiasca”, lasciando fuori un numero altissimo di piccoli produttori, vera ossatura del nostro territorio, che non avranno nessuna convenienza ad entrare nel consorzio e resteranno così fuori dal mercato. Crediamo che questa scelta porterebbe alla latifondizzazione del nostro patrimonio olivicolo, peraltro in un momento in cui moltissimi giovani si stanno riavvicinando al lavoro in campagna.

Inoltre siamo rimasti colpiti dal tentativo della Regione e delle associazioni di categoria di far passare in sordina questo provvedimento e siamo grati al Comitato Salva Taggiasca per aver acceso il dibattito su questo tema fondamentale per il nostro entroterra.

Per questi motivi, non riteniamo di poter aderire alle vostre proposte, pur con la speranza di individuare in seguito nuove occasioni di confronto”.

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