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Sanremo, 71° anni fa morì Gaspare Amoretti: il ricordo dello storico Andrea Gandolfo

Il letterato e poeta sanremese fu noto per aver commentato la "Divina Commedia" e polemizzato con il pittore Manfredo Vanni

Sanremo. In occasione del 71° anniversario della morte dell’insegnante, letterato e poeta sanremese, di origini portorine, Gaspare Amoretti, che conobbe Benito Mussolini e Giulio Cesare Abba, oltre ad essere stato noto per aver commentato la “Divina Commedia” e polemizzato con il pittore Manfredo Vanni, lo storico sanremese Andrea Gandolfo ci ha inviato un breve profilo biografico di tale illustre concittadino:

Gaspare Amoretti nacque a Porto Maurizio il 4 ottobre 1860 da Francesco e da Rosa Nuvoloni. Ancora giovane abbracciò la fede socialista, decidendo in seguito di dedicarsi all’insegnamento. Nell’aprile 1884 aveva sposato la giovane marsigliese Carolina Margier, dalla quale ebbe tre figli: Francesco, Rosetta e Giuseppe. Dopo aver insegnato in un ginnasio di Savona, venne trasferito presso una scuola di Oneglia, dove ebbe modo di conoscere Benito Mussolini, che era allora insegnante di francese al Collegio «Ulisse Calvi» di Oneglia. Presto si staccò però dal futuro «duce» a causa soprattutto della sua netta contrarietà alla scelta di Mussolini di passare al fronte interventista con il famoso articolo apparso sull’«Avanti!» del 18 ottobre 1914.

Nel gennaio 1921 fu delegato al Congresso di Livorno che vide la nascita del Partito Comunista d’Italia. Negli stessi anni strinse amicizia con Giacinto Menotti Serrati, capo carismatico del socialismo onegliese e direttore del foglio socialista «La Lima»; fu amico anche dello scrittore Giulio Cesare Abba, uno dei Mille di Garibaldi.

Trasferitosi a Sanremo, vi rimase per tutta la vita insegnando privatamente latino e greco a centinaia di giovani, tanto da essere conosciuto in città come «il professore». Oltre all’attività di insegnante, fu anche traduttore dal francese antico del Tristano e Isotta, commentatore della Divina Commedia (di cui stava per terminare un’edizione commentata), e poeta dialettale (di lui si ricorda tra l’altro la poesia Capo Verde e l’ode al Cappero di San Siro, poi riesumata negli anni Trenta da Renzo Laurano sull’«Eco della Riviera»).

Ebbe anche una querelle con Manfredo Vanni, macchiaiolo del Caffè Michelangiolo di Firenze, conosciuto per i suoi bozzetti e sonetti firmati con lo pseudonimo di «Silvicola». Fervente garibaldino, fu perseguitato come antifascista negli anni del regime e possedette una vastissima biblioteca, che fu costretto però vendere interamente per potersi mantenere.

Lavorò tra l’altro per la casa editrice Carlo Signorelli di Firenze, redigendo ad uso scolastico alcuni compendi commentati di opere di autori italiani. Morì nell’ospedale di Sanremo il 29 gennaio 1947. Ai suoi funerali partecipò una folla imponente che volle rendere omaggio all’illustre concittadino in segno di stima e gratitudine”.

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