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Rivieracqua e acquisizione di Amat, il Cda vuole vederci chiaro sull’indennizzo approvato dalla Provincia foto

Il valore della partecipata dal Comune di Imperia e Iren non convince i vertici del gestore unico che chiedono una perizia tecnica

Imperia. Nonostante le ultimissime notizie vedano allargarsi l’inchiesta sui concorsi truccati, il progetto di gestione pubblica dell’acqua tenta di andare avanti.

I dieci giorni di tempo dati dalla Provincia al Cda di Rivieracqua per elaborare con urgenza “un cronoprogramma dettagliato delle varie fasi” necessarie a completare la costituzione del gestore unico provinciale, principalmente l’acquisizione delle reti di Amat Spa, di Aiga e 2i Rete e Gas, sono scaduti lo scorso 29 dicembre.

Complice il periodo festivo e l’arrivo, in corsa, dei nuovi consiglieri d’amministrazione, il documento di programmazione è ancora lontano dall’essere definito.

Il termine era stato dato in occasione dell’ultimo consiglio provinciale, nel quale sono stati approvati anche i valori aggiornati di indennizzo che  dovranno essere riconosciuti alle partecipate pubblico-private dei Comuni di Imperia e Ventimiglia.

23.452milioni ammonta la stima delle reti Amat. Una cifra importante per le casse del consorzio pubblico, alle prese non soltanto con questa delicata operazione, ma anche con una richiesta di fallimento pendente in tribunale e che deve far fronte ad un debito accumulato di quasi 5 milioni.

Per questo, come confermato dal presidente Gian Alberto Mangiante, nella riunione del Cda che si terrà la prossima settimana si discuterà della perizia tecnica che la società vuole avere prima di approvare l’acquisizione.

Un punto cardine rimasto in sospeso è che allo stato dell’arte manca un ente terzo che abbia certificato se quella stima di oltre 23milioni, alla quale si è arrivati sulla base dei valori contabili (beni strumentali, investimenti etc. messi a bilancio e dichiarati da Amat), sia attuale o meno.

La stessa autorità nazionale per l’energia elettrica, il gas e il servizio idrico (A.E.E.G.S.I) aveva “declinato” la sua competenza nella verifica di questi valori (che avviene con scrupolose indagini, anche attraverso l’ausilio di uomini delle fiamme gialle che operano per l’autorità stessa), poiché riferiti a società, per la legge, dichiarate già cessate, ovvero senza titolo per continuare a gestire il servizio.

Senza contare come la rete che dovrebbe essere acquisita da Rivieracqua, sopratutto nella parte che collega l’imperiese e il Golfo Dianese, abbia bisogno di una importante manutenzione straordinaria – come ammesso più volte dagli stessi vertici di Amat – impossibile da farsi a causa delle difficoltà economiche in cui versa l’azienda.

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