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Ospedaletti, il soprano Elisa Balbo: “Le mie eroine tragiche, l’amore e la lotta alla violenza sulle donne” foto

Dopo un’estate all’insegna di tre debutti “tragici”, di recente ha calcato il palco del Teatro Filarmonico di Verona in Hanna Glavari de "La vedova allegra"

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Ospedaletti. C’è un filo rosso, rosso come il sangue delle tante, troppe donne uccise da chi diceva di amarle, che unisce la cronaca odierna ai capolavori dell’opera lirica. Storie di amore e di morte. Storie profonde, vibranti, tragiche, dove, come i giornali, purtroppo, quotidianamente, raccontano, la pulsione amorosa si fonde e si confonde con il dramma. Storie attuali che hanno radici culturali lontane, a cui Elisa Balbo ha prestato la sua voce provando a vincere il male atavico della violenza sulle donne a “colpi” d’arte e bellezza.

«L’opera lirica è disseminata di episodi di violenza sulle donne – spiega il giovane soprano di Ospedaletti –. Sono tante le eroine tragiche della cultura musicale classica, le cui vicissitudini possono offrire insegnamenti alle donne di oggi. A cominciare dalla loro capacità di vivere liberamente, spontaneamente il sentimento.  Nella società attuale, sempre più frenetica, sempre più impegnata, spesso ci dimentichiamo dei sentimenti semplici, quelli più puri, più nobili, più valorosi. Molte delle figure femminili dell’opera lirica, invece, mostrano come è giusto lasciare esprimere queste emozioni, perché sono le sole che rendono una vita degna di essere vissuta. Per loro, bisogna sempre far parlare il cuore. Ed è per me un grande insegnamento, al fianco del quale, fra gli altri, è possibile trovarne un altro per me altrettanto importante. Un ramo che corre parallelo e che s’imbatte negli episodi di cronaca nera che tempestano l’informazione odierna», prosegue Elisa, che, dopo un’estate all’insegna di tre notevoli debutti “tragici” (Anna del Maometto secondo, Violetta Valery de La Traviata e Liù della Turandot), ha di recente calcato il palco del Teatro Filarmonico di Verona nel ruolo di Hanna Glavari de La vedova allegra.

«L’opera racconta tanta cronaca nera, tanti episodi di violenza sulle donne da parte degli uomini. Violenza perpetrata in ogni sua accezione. Penso, tra i tanti personaggi che ho avuto l’onore di interpretare, a Liù che per salvare l’uomo di cui è innamorata, seppur non ricambiata, si suicida. La sua morte è così potente che sconvolge tutto il regno, commuovendo anche la principessa Turandot. Penso alla Carmen di Georges Bizet, una grande eroina dell’opera lirica, forse la prima ed essere uccisa sulla scena. Carmen è un vero e proprio atto di denuncia del femminicidio, della tendenza umana a mutare i sentimenti semplici che, come spesso accade oggi, vengono espressi e repressi in modo completamento illogico, tanto da sfociare in tragedia».

E una Carmen contro il femminicidio è stata portata in scena proprio in questi giorni al teatro del Maggio musicale fiorentino. Una versione audacemente rivisitata nel finale dove non è Don José a uccidere la bella sigaria, ma è quest’ultima che si ribella e gli spara. «La rappresentazione ha suscitato non poche polemiche – entra nel merito Elisa Balbo –. A mio parere il finale originario era già una denuncia contro la violenza sulle donne, già metteva in luce quanto l’amore sia cosa altra dal possesso e quanto, se in esso viene a coincidere, può portare alla follia, al sopruso, appunto, alla tragedia. Ma del resto appartiene alle caratteristiche intrinseche dell’opera lirica, quella di farci comprendere la natura umana in tutta la sua complesità, quella di mettere a nudo l’essere dell’uomo, le sue debolezze e fragilità».

Se la Carmen di Bizet, rappresentata per la prima nel lontano 3 marzo 1875 all’Opèra-Comique di Parigi, è oggi emblema delle tante donne umiliate, maltrattate, violentate e uccise nell’anima e nel corpo, l’opera lirica in generale è nel mondo attuale – un mondo che corre veloce, privo di spazi e confini morali –  strumento di riflessione e impegno civile. Ma non solo. Perché l’opera può ambire anche a diffondere la cultura del vero amore. Non a caso, uno dei personaggi che il talentuoso soprano ospadalettese vorrebbe un domani interpretare è Giulietta. «La Giulietta di I Capuleti e I Montecchi di Vincenzo Bellini e la Giulietta di Roméo et Juliette di Charles Gounod – precisa –. Un personaggio giovane, spontaneo con tanta voglia di vivere, in cui mi rispecchio molto. E sì, due sono le Giuliette, due donne identiche che vivono una storia differente. Nella prima, quella di Bellini, infatti, a dominare è il dramma di un amore impossibile che, culminando nel gesto più estremo, la morte, celebra il dolore degli amanti di non poter stare insieme. Nella seconda, invece, la Juliette di Gounod rivela tutta la dolcezza, la bellezza, la sensualità di un amore anche in questo caso impossibile ma che, nonostante ciò, è vissuto appieno, in tutte le sue viscere fino alla fine. Tanto è vero che sul finale i due amanti pur consapevoli della loro tragedia sono felici di essere insieme. Ecco, questo è l’amore».

Ma di tutte queste figure femminili, in quale la donna Elisa si rispecchia di più? «Quando interpreti personaggi simili ti rendi sempre conto che ciascuno ha qualcosa di te. Si tratta di personaggi eterni, dai sentimenti puri. Personalmente ammiro la freschezza e la fragilità di Mimì de La Bohème, la forza d’animo di Violetta Valery, il coraggio di Liù e anche alla frivolezza de La vedova allegra. Ciascuno di questi personaggi ha dentro qualcosa che ogni donna del mondo che viviamo possiede. Forse quello che mi rispecchia un po‘ meno è HAnna di Maometto secondo, in quanto è una donna sì inammorata ma soprattutto tradita. É stata tradita dall’uomo a cui aveva donato il suo cuore e che non l’ha rifiutata; è stata tradita dal padre, il quale voleva che rinunciasse al suo amore per la Patria; e forse è stata tradita anche da se stessa, in quanto, alla fine, sceglie di togliersi la vita piuttosto che non cedere a nessuno dei due uomini. Hanna ha preferito lasciarsi morire anziché lasciarsi andare alla forza dei sentimenti. Interpretare questo personaggio è stato quasi scioccante. La vera eroina, per me, è colei che rinuncia a tutto in nome dell’amore: una scelta coraggiosa».

Una scelta coraggiosa, invece, l’ha fatta proprio la nostra Elisa, laureata con master in economia alla Bocconi di Milano, ne ha fatte. Come vivere per la musica. «Dopo aver completato uno splendido corso di studi universitari mi sono trovata a un bivio. Ho sempre studiato musica, diplomandomi al Conservatorio G.Verdi, e allo stesso tempo mi sono sempre dedicata con passione allo studio tradizionale. Al termine dell’università ho dovuto però prendere una decisione e ho scelto la musica, sulla quale ho riversato tutta la mia ʺsecchionaggineʺ studiando le opere meno conosciute. Non si può fare tutto nella vita e se vuoi fare musica a livello professionale bisogna dedicarle molto tempo. La musica è un’amante molto gelosa, e se vuoi vivere di lei, lei vuole vivere di te. Chissà, magari un domani mi iscriverò a qualche altro corso universitario. Il futuro non lo puoi prevedere. E poi la musica classica – sottolinea il soprano che fra i suoi ultimi successi annovera la partecipazione al tour mondiale 2016/2017 di Andrea Boccelli –  è una figata pazzesca, non è un genere sorpassato come molti credono. L’opera è straordinaria, possiede tutto: il cinema, il teatro, la letteratura. É una commistione di arti talmente affascinanti che non può essere considerata “vecchia” o “noiosa”, bensì bellezza che deve essere riscoperta. In tal senso, io mi impegno molto, a partire dal fare lirica anche in luogo meno usuali come nei palazzetti. E quando canto un’aria di Giuseppe Verdi dove hanno suonato grandi del rock come gli U2, vi assicuro che è davvero fortissimo!»

 

[Foto: Elisa Balbo – profilo Instagram]

 

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