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Maltrattamenti al “Cicalotto” di Pornassio: in tre patteggiano davanti al gup. Rigettata costituzione della parte civile: i dettagli foto

Quattro i riti abbreviati, due le messe alla prova: nessun dibattimento

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Imperia. Tre patteggiamenti, quattro riti abbreviati e due messe alla prova: sono queste le richieste mosse dagli avvocati delle nove persone rinviate a giudizio, a vario titolo, per il caso di maltrattamenti subiti dagli anziani ospiti della struttura residenziale di Riabilitazione psichiatrica “Il Cicalotto” di Pornassio. Una vicenda emersa nel 2016 a seguito delle indagini condotte dalla Guardia di Finanza che, raccogliendo prove per circa due anni, hanno portato alla luce vessazioni, sottrazioni di farmaci e abbandono di incapaci da parte di chi avrebbe dovuto prendersi cura di loro.

Questa mattina si è svolta l’udienza preliminare davanti al gup Paolo Luppi, che ha fissato la prossima udienza per il 4 maggio 2018, giorno in cui esprimerà il suo giudizio sulle richieste presentate dagli avvocati e in parte già discusse con il pm Barbara Politi. 
A patteggiare sono stati Massimo Deperi, difeso dagli avvocati Nicola Ditta e Alessandro Lombardi, Elena Stoica, difesa dall’avvocato Carlo Fossati e Daniela Arranga, difesa dall’avvocato Loredana Modafferi. Tra i tre casi, il più “delicato” è quello dell’infermiere Deperi: la sua richiesta di patteggiamento a due anni e otto mesi ha suscitato non poco clamore tra le parti offese che ritengono di non essere state risarcite adeguatamente dall’imputato, accusato di maltrattamenti agli ospiti.

Hanno invece richiesto il rito abbreviato Vjollca Ferhati, difesa dall’avvocato Luigi Basso, Jacopo Pisaturo, Alessandra Capozza e Barbara Canestro, difesa dall’avvocato Alessandro Mager.

Sulla scia della memoria depositata dalla difesa in vista dell’udienza preliminare, il pm ha cambiato il capo di imputazione di Barbara Armonti, che passa da peculato ad appropriazione indebita. Per la propria assistita, l’avvocato Fossati ha chiesto la messa alla prova. Stessa richiesta per 
Gleda Aschero.

E’ stata invece rigettata dal giudice la richiesta dell’associazione Irene di costituirsi parte civile nel processo. L’associazione, infatti, si sarebbe costituita formalmente nel novembre 2017 mentre i reati contestati risalgono al 2016: così come previsto dal codice di procedura penale, dunque, la richiesta dell’associazione è stata rigettata in quanto la stessa non esisteva ancora quando il reato è stato commesso.

Tutta l’inchiesta era scattata nel corso dell’estate 2016 quando, a fronte di alcune segnalazioni, gli uomini delle fiamme gialle avevano piazzato delle telecamere per registrare quanto accadeva all’interno della residenza, che contava una sessantina di ospiti con problemi psichiatrici, spesso correlati a dipendenza da alcol o stupefacenti. Tra loro, e sarebbero le principali vittime dei maltrattamenti da parte degli operatori colpiti dalla misura cautelare, anche alcuni anziani provenienti da un ex manicomio del Bresciano. Per mesi i finanzieri hanno raccolto le prove dei maltrattamenti, osservando grazie alle microcamere puntate su letti, corridoi e altri spazi comuni, le angherie subite dagli ospiti.

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