In massa a Cervo per il “professore” Roberto Vecchioni foto

Il cantautore e scrittore milanese ha presentato il suo libro “La vita che si ama, storie di felicità”

Cervo. L’oratorio di Santa Caterina  gremito di pubblico per un “big” della canzone d’autore.

Per la seconda edizione di “Cervo in blu… d’inchiostro” all’incontro con Roberto Vecchioni, tanti appassionati e ammiratori del cantautore e scrittore milanese, professori e alunni del Liceo Viesseux, Cassini e Ruffini pronti per ascoltare per la presentazione del suo libro “La vita che si ama, storie di felicità” (Giulio Einaudi Editore).

Si legge nella descrizione del libro: “È inutile chiedersi cosa sia la felicità, o come fare a raggiungerla. Lo scrive un padre ai propri figli nella lettera che apre questo libro: la felicità, spiega, non è una questione d’istanti, ma una presenza costante, che corre parallela a noi. Il problema è saperla intravedere, imparando a non farci abbagliare. Il padre è Roberto Vecchioni. Sono per i suoi figli Francesca, Carolina, Arrigo e Edoardo – i racconti che compongono il volume. Dalle bizzarrie vissute insieme a loro, a episodi comici e drammatici della sua carriera di insegnante; dagli amori perduti o ritrovati fino a un ritratto vivo e passionale di suo padre Aldo, Vecchioni attinge alla propria biografia per costruire un vero e proprio manuale su come imbrigliare la felicità, senza farla scivolare via finché non diventa soltanto un ricordo. Ma ci sono anche le canzoni, scritte in un arco di quasi quarant’anni. Ci sono squarci letterari: un racconto dalle Mille e una notte, la storia di Paolo e Francesca, il mito di Orfeo ed Euridice, un frammento di Saffo. C’è l’amata Casa sul lago, testimone di tanti momenti, alcuni dei quali difficili e persino spaventosi. Roberto Vecchioni ci conduce in un viaggio personale lungo quello che chiama “il tempo verticale”, uno spazio che tiene uniti tra loro passato, presente e futuro, dove nulla si perde. D’altronde “la felicità non è un angolo acuto della vita o un logaritmo incalcolabile o la quadratura del cerchio: la felicità è la geometria stessa”.