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Imperia, udienza fiume per il processo sulle “autopsie fantasma”: in aula la dottoressa Simona Del Vecchio

Dalle intercettazioni telefoniche a quelle delle cimici: tutte le prove a carico dell'imputata numero uno

Imperia. Si è aperto oggi davanti al collegio del tribunale di Imperia, con l’esame dei testi del pubblico ministero Grazia Pradella, il processo sulle “autopsie fantasma” a carico della dottoressa Simona Del Vecchio, ex responsabile di Medicina Legale della ASL1 imperiese. finita sotto inchiesta con l’accusa di aver firmato, nel 2015, 46 certificati necroscopici senza aver mai visto le salme.
Al processo l’Asl 1 imperiese si è costituita parte civile.

Davanti al collegio presieduto dal giudice Donatella Aschero con a latere i giudici Laura Russo e Caterina Lungaro, il pm ha ricostruito la tesi accusatoria che ha portato alla sbarra il medico legale. 
Ad aprire la “sfilata” dei testi è stato il maresciallo della Guardia di Finanza Pietro Paolo Caridi, che insieme ai colleghi delle Fiamme Gialle ha raccolto una serie di prove che vanno dalle intercettazioni telefoniche agli spostamenti registrati dal gps, fino a quanto registrato dalle cimici piazzate negli uffici della Del Vecchio sia a Imperia, in via Nizza, che a Bussana.

Interrogato dal pm, il maresciallo della Finanza ha spiegato come in ciascuno dei quarantasei casi presi ad esame la dottoressa Del Vecchio non potesse essere presente all’esame necroscopico. Alla stessa ora in cui veniva redatto il certificato necroscopico, infatti, la donna risultava essere a fare shopping con le amiche oppure a casa, come testimoniano i badge timbrati a Bussana o Imperia e le intercettazioni telefoniche, oltre al gps della Fiat Panda aziendale utilizzata dalla Del Vecchio.

In alcuni casi, inoltre, sono stati ascoltati i parenti dei defunti che hanno dichiarato di non aver visto la Del Vecchio constatare il decesso dei loro cari, come invece scritto nei certificati di morte. 
Durante l’esame del teste, è emerso che in un caso un certificato sarebbe stato cambiato per consentire lo svolgimento dei funerali di una anziana morta presso una casa di riposo.
 Nel primo certificato prodotto era comparsa tra le cause “trauma cranico”: una causa ostativa che avrebbe bloccato le esequie già in programma. Per questo verrebbe interpellata la Del Vecchio che redige un secondo certificato, cancellando il “trauma cranico” dal documento. Avendo intercettato le telefonate intercorse tra la dottoressa e altri soggetti, a quel punto interviene la Finanza che, con una scusa, fotocopia il primo e il secondo certificato e interpella la Procura, che blocca i funerali. Si scoprirà poi che l’anziana era morta a seguito di una botta in testa presa contro l’apparecchio utilizzato da alcune infermiere per alzarla dal letto.
Interrogata dal pm di turno, la dottoressa Scarlatti, la Del Vecchio dichiara che l’anziana è morta in casa: ma la donna era deceduta al Don Orione. Accortasi dell’errore, in una telefonata si sfoga in romanesco: “Al Don Orione? Allora son cazzi”.

In altre intercettazione è poi venuto alla luce che un ex barelliere e un operatore della camera mortuaria di Sanremo partecipavano alle autopsie, anche in casi in cui l’esame necroscopico era stato richiesto dalla Procura. In particolare, in una telefonata, si sente la Del Vecchio chiedere in prestito cento euro per pagare un ex barelliere in pensione che, senza alcuna competenza in materia, “taglia e cuce” le salme.
In un caso è inoltre emerso che una iniezione conservativa di formalina su un cadavere era stata effettuata da un addetto delle onoranze funebri, che non avrebbe potuto farlo. A chiederlo all’uomo sarebbe stata la stessa Del Vecchio.

Dopo ore di udienza, in cui si è svolto anche il controesame dei testi da parte di Marco Bosio, difensore della dottoressa, il processo è stato rinviato al 1 febbraio quando verranno ascoltati altri testi del pm, tra cui finanzieri e operatori della Asl 1 imperiese.

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