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“Toghe in guerra”, assolto in Appello l’avvocato ventimigliese Enrico Amalberti

Il suo legale: "Il mio assistito ha visto ripristinare la verità ed ha recuperato il proprio onore"

Ventimiglia. Per l’avvocato Enrico Amalberti è la fine di un incubo. La Corte d’Appello lo ha assolto perchè il fatto non sussiste in una causa difeso dall’avvocato Giulio Bettazzi.

La storia inizia quando, su denuncia dell’avvocato Riccardo Volanti quando veniva indagato e, quindi, processato l’avvocato Amalberti per falso in atto pubblico, falso in atto privato ed esercizio abusivo della professione legale. Secondo l’accusa, il legale, con studio a Ventimiglia, si appropriava del nome dell’avvocato Volanti, ne falsificava la firma in atti processuali e gestiva intere cause civili e penali facendo credere che il legale di fiducia dei propri clienti fosse l’avvocato Volanti mentre, in realtà, faceva tutto da solo. L’avvocato ventimigliese, tra l’altro, era stato etichettato come un comune delinquente.

Davanti al Tribunale di Imperia veniva celebrato il processo di primo grado, a conclusione del quale il giudice Leopardi condannava Amalberti ad 8 mesi di reclusione con la sospensione condizionale e al risarcimento dei danni patiti dall’avvocato Volanti  che si era costituito parte civile. Contro la sentenza è stato deciso un ricorso in appello nel quale si contestava, in particolare, come si fosse affermata la responsabilità penale dell’avvocato Amalberti per falso ed esercizio abusivo della professionale legale basandosi esclusivamente sulla parola dell’avvocato Volanti e, quindi, senza aver mai disposto una perizia calligrafica. Si ricordava anche che l’avvocato Amalberti, sentito dal giudice , aveva dichiarato che l’avvocato gli aveva richiesto un ingente somma di denaro per non denunciarlo

La Corte d’Appello di Genova, alla prima udienza, tenutasi il 30 giugno scorso, disponeva una perizia calligrafica sulle sigle di volamti che si era affermato avesse vergato l’imputato.

La perizia calligrafica della dottoressa Parodi di Genova ha dimostrato, senza ombra di dubbio alcuno, che quelle firme non appartenessero alla mano dell’imputato. Sulla base di tali risultanze la Corte d’Appello di Genova ha assolto l’avvocato Amalberti da ogni accusa perché il fatto non sussiste.

“Con questa sentenza, ancora oggetto di procedimento disciplinare a Milano per questi stessi fatti, ha visto ripristinare la verità ed ha recuperato il proprio onore e la propria rispettabilità, prendendosi una rivincita anche nei confronti di molti colleghi che, per il solo fatto di essere stato condannato in primo grado, alla faccia della presunzione di innocenza, lo tenevano a distanza. Quello che maggiormente si evidenzia in questa causa è il rischio, anche per un avvocato, di essere condannato, senza alcun vero accertamento istruttorio oggettivo, quale può essere una perizia calligrafica, vedendosi rovinata carriera e vita”.

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