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È imperiese l’elfo di Babbo Natale che fa i giochi in legno foto

Si chiama Lara Fiorentini, ha 35 anni e dal 2009 vive a Ormea dove insieme al marito Gabriele fa l’artigiana

Imperia. È imperiese l’elfo di Babbo Natale che fa i giochi in legno. Si chiama Lara Fiorentini, ha 35 anni e dal 2009 vive a Ormea dove insieme al marito Gabriele fa l’artigiana. Con matita, scalpellino e seghetto, nel suo laboratorio domestico costruisce giocattoli ispirandosi a quelli di una volta. Picchi, trottole, giostrine ma anche giochi di società come quello “dell’oca” e puzzle che in occasione delle feste natalizie porta nei mercatini organizzati di città in città affascinando i bambini più piccoli e suscitando dolci ricordi nei più grandi.

«Lavorare il legno risponde a un’esigenza universale: la manualità, l’agire nel tempo armonioso della natura e dei suoi frutti, nelle sfumature e nei profumi della materia. Realizzare giochi, trasmettere la storia di ogni singolo oggetto e fare dell’arte un uso ludico e costruttivo rappresenta per me e mio marito il vero atto creativo – spiega Lara a Riviera24.it –. Siamo entrambi O.p.i, ovvero “Operatori proprio ingegno”. Creiamo con le nostre mani e proponiamo al pubblico manufatti unici e originali. Ci differenziamo dagli altri artigiani dando vita a giochi in legno sullo stile di quelli antichi: dalle trottole che si lanciano con lo spago a quelle a manovella, dai topolini e dalle lucertoline da trascinare ai picchietti e le galline che si muovono. Non mancano giostre classiche e pezzi più originali nati dalla nostra fantasia, come gabbiani, farfalle e unicorni».

«Ho sempre avuto una forte indole creativa – sottolinea la fabbricante di giocattoli –, amo dipingere e da ragazza ho frequentato l’Istituto d’Arte di Imperia anche se all’università ho scelto d’intraprendere il corso di laurea in Dietistica. Mi considero un autodidatta e prima di dedicarmi a questa attività svolgevo tutt’altra tipologia di lavoro. Una professione più sicura, forse meglio retribuita, che circa cinque anni fa, dopo la nascita della mia splendida bambina, ho deciso di lasciare: non mi sentivo appagata. Inoltre volevo dedicare a Nina più tempo, volevo crescere con lei. All’epoca però – aggiunge con ironia – non sapevo che il mestiere di artigiana richiedesse così tanta dedizione ed energia. Anche il giocattolo più piccolo, infatti, necessita almeno due ore e mezzo di lavorazione. Il legno – dal più comune e semplice come il faggio al più delicato come l’ulivo o il ciliegio, fino al più raro come gli esotici niangon e amazaqué – deve essere sempre pulito, sgrossato, messo sul tornio e poi lavorato e rifinito con grande meticolosità».

Un’opera lunga, dispendiosa e purtroppo poco remunerativa quella della realizzazione dei giocattoli in legno che, tuttavia, Lara svolge quotidianamente con immensa passione affinché non scompaia. «Su ogni pezzo che realizziamo non guadagniamo molto, ma non ci arrendiamo. Il mestiere dell’artigiano non deve, non può morire. E al riguardo, negli ultimi anni sono nate tante associazioni culturali che aiutano a mantenerne in piedi l’anima. Io, ad esempio, faccio parte di due organizzazioni, “La cattiva strada di Erli” e “Il popolo delle terrazze”. Personalmente adoro questo lavoro e adoro girovagare per i mercatini con “Altralena”, il mio banchetto: le persone mi riempiono di gratificazioni e non solo gli adulti che si soffermano estasiati ad ammirare dei manufatti così simili ai quei giochi che hanno rallegrato la loro infanzia».

A colmare il cuore della nostra artista-artigiana sono infatti anche i bambini di oggi, quei figli della rivoluzione digitale, tutti smartphone, tablet e droni. «Ho scoperto – racconta con straordinaria contentezza – che se fai conoscere ai bambini i giochi del passato, quelli da fare in piazza insieme agli amici, la maggior parte se ne affeziona. L’ho visto io stessa con i miei occhi. Questa estate abbiamo preso parte ai mercatini di Diano Marina. Un giorno si sono avvicinati al nostro banco tre ragazzini che hanno acquistato una trottola ciascuno. Non sapendo però come giocarci, per diverse sere consecutive hanno continuato a venire al banco per farsi mostrare da Gabriele il funzionamento di questo manufatto dalla storia millenaria, ma per loro sconosciuto. La trottola, di cui ne sono stati rinvenuti esemplari già in epoca mesopotamica, può sembrare un gioco semplice e intuitivo, ma in realtà non è così. Esistono modelli un po’ più complessi, come la trottola cinese che, una volta pizzicata, invece di girare sul perno gira sulla base. Infinite sono poi le modalità di gioco. E con eccezionale interesse, questi ragazzini hanno voluto che gliele spiegassimo tutte, così che, dopo averle imparate, si sono posizionati affianco il nostro banco, proprio in mezzo al fiume di gente che passeggiava, e hanno incominciato a giocarci schiamazzando e divertendosi.  Non scorderò mai la loro gioia e la mia stessa felicità, sembrava di guardare un film d’altri tempi». Ma era la vita reale, quella stessa magica realtà che ogni anno la nostra aiutante di Babbo Natale contribuisce a creare.

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