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La testimonianza

Ventimiglia, il racconto della commessa aggredita: “Mi ha baciato sul collo e messo le mani addosso. Puzzava di alcool”

La ragazza, 25 anni, si è difesa da sola

Riviera 24 - carabinieri

Ventimiglia. “Ora mio marito deve rinunciare ad andare a giocare a calcio per venirmi a prendere all’uscita del negozio: è inconcepibile aver paura di andare a lavorare”. E’ un fiume in piena V.M., 25 anni, la giovane originaria di Taggia responsabile di un negozio di borse e accessori di via Cavour che ieri sera ha subito la violenza sessuale da parte di un magrebino che l’ha spinta in un angolo e ha iniziato a baciarla e palpeggiarla.
Una donna forte e combattiva che è riuscita a difendersi da sola, mostrando sangue freddo e autocontrollo e che ora vuole denunciare quanto successo perché non accada ad altre.

“Verso le 19 è entrato in negozio un primo uomo”, ha raccontato la giovane, “Mi ha fatto segno che voleva guardare ma siccome non mi convinceva gli ho detto che il negozio stava chiudendo e non potevo servirlo. Mi sembrava muto, perché non parlava, faceva solo segni”.
L’uomo, sui 50 anni, non si è allontanato ma ha continuato a girare per il negozio finché la commessa non lo ha accompagnato fuori.

“Visto che era quasi ora di chiusura sono andata in magazzino a prendere la mia borsa e le chiavi del negozio per iniziare le pulizie”, ha detto ancora V.M., “Avevo già chiuso un’anta della porta di ingresso quando è arrivato un magrebino, ubriaco fradicio, sui 35 anni. Ho cercato di chiudere la porta, ma lui ha spinto più forte ed è entrato: non sono riuscita a fermarlo”.

E’ iniziato così l’incubo della 25enne, spinta in un angolo del negozio, con una mano bloccata dietro alla schiena: “Ha iniziato a baciarmi sul collo e a palpeggiarmi strusciandosi addosso a me. E’ orribile sentire addosso le mani di un uomo che non sono quelle di tuo marito”. Nonostante la paura, la giovane ha avuto la forza di chiedere al suo aggressore se voleva soldi: “Se avesse voluto quelli glieli avrei dati, ma non ha risposto e ha continuato a strusciarsi e toccarmi”.
“Cercavo di difendermi, lo respingevo con tutta la forza che avevo”: la forza che può avere una ragazza minuta contro un uomo grande e grosso. “Con la mano libera gli ho tirato un pizzicotto. Ma non la smetteva, anzi mi ha preso un lembo della sciarpa e ha tirato con forza, quasi a strozzarmi. A quel punto ho capito che sarebbe finita male se non avessi reagito e con tutta la forza che mi restava l’ho spinto via”.
La ragazza riesce a liberare la mano che l’uomo le teneva dietro alla schiena e a divincolarsi, spingendo l’aggressore verso la porta. “Ad un certo punto, quando ero quasi riuscita a spingerlo furi dal negozio, è uscito da solo ed è andato via. Mi sono chiusa dentro e ho chiamato i carabinieri. Tremavo, ero sotto choc”.

Non è la prima volta che le commesse che lavorano in quella via subiscono una violenza. Solo pochi giorni prima, il 19 ottobre, l’altra giovane che lavora nel negozio è stata baciata sul collo da un magrebino mentre chiudeva le porte dell’esercizio.

“Da un mese Ventimiglia è invivibile”, conclude la giovane, “Già prima era così, ma ora è nettamente peggiorata. Calano anche le vendite perché le clienti hanno paura e hanno ragione. Ho rinunciato a mettermi i vestitini, ma a lavorare non posso rinunciare: ora sarà mio marito a venirmi a prendere la sera, anche se abito a pochi metri non mi fido più a farli da sola”.

La ragazza, insieme ai suoi familiari, ora vuole incontrare il sindaco Enrico Ioculano.

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